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Medicina integrata veterinaria, ne parliamo con la dott.ssa Cinzia Ciarmatori

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La dottoressa Cinzia Ciarmatori è un Medico Veterinario che da anni si occupa di animali esotici, selvatici e non convenzionali promuovendo attraverso il contatto con i suoi pazienti il rispetto per le esigenze etologiche di ogni specie e il diritto alla salute e alla cura. La scelta di un approccio di medicina integrata per tutti gli animali, non solo i non convenzionali, è stata la naturale conseguenza dell’osservazione della stretta relazione tra gli animali, le persone con cui entrano in relazione e l’ambiente in cui tutti viviamo. In questa intervista ci racconta qualcosa in più del suo modo di intendere salute e malattia e delle discipline di cui si occupa.

Cosa significa occuparsi di medicina integrata veterinaria?

Medicina integrata è un concetto piuttosto ampio, che credo di poter sintetizzare parlando della mia personale esperienza come medico. Dopo oltre dieci anni di lavoro con la medicina tradizionale, se così vogliamo chiamare l’approccio allopatico a cui siamo più abituati, applicata a moltissime specie differenti, dai mammiferi, agli uccelli, ai rettili, agli anfibi, ho sviluppato la consapevolezza che l’aumento esponenziale e vertiginoso delle patologie croniche e degenerative non può più essere ignorato.
La medicina occidentale moderna è molto evoluta da un punto di vista tecnologico e la diagnostica ci consente di esplorare ambiti inimmaginabili fino a pochi anni fa. Ma resta il fatto che da un punto di vista terapeutico il progresso non è altrettanto efficace: la maggior parte dei farmaci che abbiamo a disposizione sono molto utili sulle patologie acute, ma molto poco su quelle croniche, senza considerare gli effetti collaterali e quelli indesiderabili.
Inoltre molto spesso si associano numerose molecole in “cocktail” di cui non conosciamo le conseguenze, perché le interazioni tra farmaci differenti non vengono indagate adeguatamente.
Di fronte a questo scenario come medico ho sentito il dovere di esplorare altri ambiti, che spesso hanno radici molto più antiche della scienza moderna, per offrire ai miei pazienti un panorama più vasto di possibilità terapeutiche, con una visione sistemica che non ignora il legame e la relazione profonda tra gli animali, la nostra specie e l’ambiente che condividiamo.

In che modo differenti discipline possono contribuire ad un processo di cura?

Le discipline terapeutiche le cui origini si perdono più lontano nel tempo hanno una radice comune: tutte ribadiscono e sottolineano in modo inequivocabile la capacità propria di ogni organismo di guarire se stesso, solo la medicina che chiamiamo moderna parte invece dall’assunto che questo non sia possibile. Gli animali, almeno quelli che vivono a stretto contatto con il mondo naturale, ci dimostrano come siano in grado di recuperare in moltissimi casi uno stato di salute senza l’intervento dell’uomo e credo che su questo sia importante riflettere. Si tratta di uno dei motivi principali per cui credo che guardare alla natura e alle sue leggi, anche in medicina, sia fondamentale per comprendere che cosa significhi guarire.
Se possiamo scegliere un approccio che si occupi del singolo individuo, delle sue caratteristiche singolari, dell’ambiente in cui vive, della famiglia con cui abita, delle relazioni e delle emozioni che sviluppa e sostenerne la capacità di guarigione intervenendo limitando gli effetti collaterali immediati e a lungo termine, perché dovremmo scegliere una medicina che tratta solo i sintomi, senza alcuna considerazione per l’individuo e per ciò che sta vivendo?
I medici si sono occupati per secoli (e probabilmente di più ancora) di correggere quelli che chiamavano “ostacoli alla guarigione”, cioè tutti quei fattori esterni che influivano negativamente sulle condizioni di salute: dall’alimentazione, alle sostanze dannose presenti nell’ambiente di vita, alle condizioni di stress psicologico.
Non mi sembra accettabile che proprio nell’epoca che stiamo vivendo, con un livello così elevato di inquinamento ambientale, di alimentazione industriale povera di nutrienti e ricca di additivi chimici, di condizioni stressanti di vita ci possiamo accontentare di una medicina che non si preoccupa in alcun modo di intervenire seriamente sugli ostacoli alla guarigione, prima di occuparsi dei sintomi con i quali il paziente esprime il proprio disagio.

Curare e guarire sono sinonimi?

Nell’accezione comune lo sono, eppure non è così. La medicina a cui siamo abituati cura, ma raramente guarisce e soprattutto non si preoccupa di valutare il benessere psicologico dei pazienti. La scomparsa dei sintomi, che spesso vengono semplicemente soppressi, non equivale ad una guarigione, si verificano sovente recidive, aggravamenti o spesso approfondimenti della malattia con comparsa di sintomi che colpiscono altri organi o apparati solitamente più importanti e che vengono considerati una malattia differente e come tale trattata, in una spirale di patologie intervallate da periodi più o meno brevi di apparente salute (tralasciando il complesso discorso degli effetti collaterali dei farmaci, che spesso vengono affrontati con altri farmaci).
Il processo di guarigione implica necessariamente uno sguardo d’insieme alla storia biopatografica del paziente, implica la ricerca profonda di un filo conduttore tra i sintomi espressi lungo tutta la vita, senza tralasciare eventi anche apparentemente banali.
Salute e malattia sono processi complementari, l’uno non esiste senza l’altro, sono linguaggi, espressione di uno stato d’essere.
Sopprimere i sintomi rende muto quel linguaggio, impedisce di comprendere la storia più profonda di quell’individuo, ci priva della possibilità di divenire consapevoli di quanto sta accadendo a noi e all’animale con cui abbiamo deciso di vivere. Ci impedisce di assumerci la responsabilità concreta di contribuire al processo di guarigione.
Ci sono scelte da compiere e cambiamenti da mettere in atto quando gli animali con cui viviamo si ammalano, potremmo accorgerci che non stiamo rispettando le loro esigenze nutrizionali o quelle etologiche di specie e accettare di cambiare abitudini per contribuire alla loro guarigione potrebbe avere un effetto collaterale tutt’altro che indesiderato: potremmo accorgerci che stiamo contribuendo a migliorare anche la nostra salute!
Ricorrere ai farmaci deresponsabilizzando chi ha scelto di vivere con un animale potrà senz’altro sembrare più comodo, ma ci priva di una grande occasione ed è un vero peccato. Per tutti.

Quali sono i principali ambiti di cui si occupa?

Mi occupo di molti ambiti di medicina energetica e integrata, ma ho piacere di parlare sempre e solo di ciò che conosco meglio e che ho approfondito di più. Ho la sana (o insana!) abitudine di studiare quanto più possibile su un argomento o una disciplina, con dedizione, rivolgendomi a quelle che ritengo essere fonti autorevoli di insegnamento, partendo dalle origini e mettendomi in cammino su percorsi che spesso si rivelano tortuosi e in salita. Ma chi come me ama la montagna sa bene che spesso proprio dopo una serie di tornanti che sembrano non finire più si aprono panorami che tolgono il fiato, e che ricompensano della fatica e della fede con cui la salita è stata affrontata. Così è stato per l’omotossicologia e ancora di più con la medicina omeopatica, che rappresenta in questo momento uno degli ambiti terapeutici che prediligo.
E così è stato per i rimedi floreali di Bach, che ho scelto di studiare seguendo il programma di formazione offerto dal Bach Centre inglese, un percorso che mi ha impegnato a lungo ma che consiglio a chiunque abbia voglia di conoscere seriamente il metodo originale.

Fiori di Bach anche per gli animali?

Gli animali provano emozioni e ora che gli esperti ce lo hanno confermato possiamo asserirlo senza essere derisi, eppure era così anche prima che la scienza ufficiale effettuasse i suoi autorevoli esperimenti…
Nota polemica a parte (concedetemela!) i rimedi floreali costituiscono un metodo elaborato da un medico con una carriera di tutto rispetto, alla continua ricerca di un approccio terapeutico che si occupasse del mondo emozionale dei suoi pazienti per recuperare una condizione di equilibrio e, di conseguenza, di salute. Non solo, il dottor Edward Bach ha impiegato l’intera esistenza per mettere a disposizione un metodo che fosse semplice e utilizzabile da chiunque, un metodo che si è diffuso non a caso in tutto il mondo.
Nella mia pratica quotidiana i rimedi floreali di Bach occupano un ruolo d’eccezione con risultati a dir poco incoraggianti per animali di tutte le specie.
Un ambito che continuo ad esplorare ed approfondire anche grazie al Bach Centre UK che mi ha recentemente confermato la partecipazione come insegnante ad un corso di tre moduli, per l’Italia ed altri Paesi, interamente dedicato agli animali e inserito nel programma ufficiale di educazione continua. Una possibilità in più, per la quale mi sento particolarmente onorata, per condividere esperienze e conoscenze, per contribuire a guardare agli animali in un modo nuovo, per comprendere meglio noi stessi attraverso le loro peculiari alterità, per riflettere sul concetto di salute, malattia ed integrazione dei saperi.

www.cinziaciarmatori.it

http://www.bachcentre.it/corsi_bach/e2f.php

Intervista di: Lucrezia Monti

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