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La Scelta ospiti del nostro spazio interviste

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La Scelta nuove suggestioni nel panorama musicale.

I La Scelta sono Mattia Del Forno (voce, piano, synth), Francesco Caprara (batteria percussioni), Emiliano Mangia (chitarre), Marco Pistone (basso).

Si formano a Roma nel 2006. Si affacciano alla scena musicale ed autorale italiana con
una forte identità. Sono figli della scena new rock che invade la capitale da oltre un decennio. La loro musica parla lingue diverse, attinge dal ricco sottobosco italiano, guarda all’Europa e va a curiosare in giro per il Mediterraneo. Siamo sul terreno del suono multiculturale ma con radici salde nella tradizione testuale italiana.

Noi li abbiamoincontrati ed ecco cosa ci hanno raccontato.

Da anni collaborate con Ron qual è il segreto di un così prolifico rapporto di lavoro?
Essere sempre sinceri, nel bene e nel male. Confrontarsi sempre è indice di forza, di maturità, vedere le cose poi da più punti di vista può solo aiutare a crescere, non conta l’età, non conta quanto si è esperti, c’è sempre qualcosa da imparare.
In che modo è cambiato il vostro modo di far musica in questi anni?
Sicuramente nei testi, più diretti e incisivi. Musicalmente resta la voglia di sperimentare, di contaminare suoni e idee.

Quanto delle vostre radici romane conservate in un panorama musicale sempre più multiculturale?
Vivendo a Roma in periferia non puoi restare indifferente davanti all’oggettivo contesto multietnico che ti trovi davanti ogni giorno. Roma sta diventando sempre più multietnica, multicolore, come Londra, Parigi o N.Y. Tutto questo è fonte di ispirazione, di riflessione sociale, dove il senso di appartenenza ma anche l’apertura mentale accendono i pensieri quando ci si mette a scrivere.

Sotto quali spinte nasce “Tamburo”?
Sono appassionato di letteratura africana. Qualche anno fa lessi un racconto di uno scrittore nigeriano, Gabriel Okara, che mi colpì e dopo quella lettura nacque il testo del brano. Il tamburo è inteso come strumento universale di comunicazione, come un essere umano che ci sta parlando. Pur trascinandoci a volte non riusciamo a sentirlo, a sentire il suo richiamo. Un richiamo verso l’aggregazione, il coraggio di andare oltre i muri di intolleranza che spesso mettiamo davanti a noi.

In che direzione state andando?
Non abbiamo confini, ci lasciamo trascinare dalla musica e dagli istinti di ognuno.

 

Intervista di: Lucrezia Monti

 

 

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