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Conosciamo meglio… i Karbonica

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Per il nostro format di presentazione di nuovi gruppi emergenti incontriamo la giovane band siciliana Karbonica, al loro esordio sulla scena musicale con l’album Quei colori

 

Quali sono gli ingredienti per scegliere un singolo?

Il singolo dovrebbe rappresentare al meglio il progetto musicale che vi sta alla base. Se si tratta di una rock band, non si può scegliere un singolo marcatamente pop, magari poi all’interno del disco potrà pure trovare il suo spazio il brano “diverso”, ma il singolo è un po’ come una bandiera e quindi non deve rivelarsi ingannevole nei confronti del pubblico. Dall’altro lato occorre trovare il giusto compromesso con l’obiettivo promozionale tipico del “singolo”, quindi la musicalità rappresenta uno degli ingredienti fondamentali del buon singolo. La miscela ideale, secondo la nostra personale opinione è il mix dei suddetti due ingredienti.

 

 

Cosa non deve mai mancare in un brano che ascoltate e in uno che scrivete?

Non crediamo esista una regola chiara, di certo non può mancare l’impatto emotivo. Qualcosa che in se e per se rappresenta l’arte e quindi anche la musica, a prescindere dal genere e dal mood del brano, è la capacità di trasmettere emozioni, se un brano non riesce a compiere questa missione allora è incompleto, possiamo pure dire “inutile”.

 

 

Quali sono i vostri modelli musicali?

I nostri modelli musicali provengono dagli anni 60/70, band come i Led Zeppelin, Aerosmith, Free, AC/DC, Rolling Stones, The Doors, hanno di certo profondamente influenzato il nostro modo di vedere la musica. Le prime cover band, formate durante gli anni del liceo, dopo aver ascoltato i dischi presi in prestito dal fratello, dalla sorella maggiore o addirittura dal padre sono stati i “libri” e i “banchi di scuola” su cui abbiamo studiato e che innegabilmente hanno forgiato le nostre personalità musicali. Noi abbiamo un approccio molto “classic” al rock e non ce ne vergogniamo affatto, si tratta di una scelta chiara, sappiamo bene cosa facciamo e sappiamo di essere in controtendenza rispetto alle mode indie/alternative del momento.

 

 

Com’è nato “Quei colori”?

Quei colori è frutto di un lungo percorso musicale e di vita. Tutto inizia nel 2013, Riccardo voce della band, aveva registrato già una dozzina di brani, a cui se ne andarono presto ad aggiungere altri. Qualcuno di questi brani decidemmo di suonarlo durante alcuni live, nel 2012 avevamo pubblicato un EP “Live in Studio” molto distante per tematiche e per sound a quello che oggi è la band, buona fu la risposta del pubblico nel sentire i nuovi brani. Durante i concerti che si svolgevano prevalentemente in provincia di Catania, ci trovavamo spesso ad esaudire le richieste del pubblico che ci chiedeva di suonare “La tua Rivoluzione” o “L’Inganno”. Nel 2014 abbiamo partecipato a Rock Targato Italia con alcuni brani oggi contenuti in “Quei colori”. Abbiamo scelto 11 brani, uno dei quali seppur già registrato rimase fuori da questo lavoro, volevamo raccontare dell’Italia, di noi, della società in cui viviamo, della rabbia, dei sentimenti umani, cosa di cui non possiamo disfarci. Dieci sfumature erano sufficienti a rappresentare la nostra idea, abbiamo dipinto un quadro composto da dieci schizzi di colore, ognuno dei quali con un suo senso all’interno di un disco pensato contro a ogni forma di omologazione culturale. “Quei colori” è stato prodotto dai Karbonica e finanziato dalla band suonando, queste sono altre due cose fondamentali da sapere su questo lavoro, noi siamo davvero indie (indipendenti).

 

 

Come si racconta il presente?

Il presente va raccontato con sincerità, ognuno può farlo dal suo punto di vista, ma senza nascondersi dietro a inutili maschere, in fondo è bello vedere le cose da tante prospettive diverse, forse occorrerebbe un po’ più di ottimismo, ma non tutti riescono ad avercelo. Una cosa fondamentale da tenere presente è che non esiste una sola verità, se ci si convince del contrario si commette il tipico errore commesso e reiterato dagli uomini nei secoli e che ha condotto spesso a erigere pericolosi muri. La musica è il nostro rifugio, possiamo dire quello che vogliamo e spesso non ci servono neanche parole.

 

Cosa vorreste per la vostra musica?

Aspettarsi qualcosa è in se un errore, noi facciamo musica quel che arriverà ci prenderemo. L’unica cosa in cui speriamo è che la nostra musica venga ascoltata, potrà poi piacere o non piacere. Il 2017 sarà per noi l’inizio di una nuova fase, vogliamo sperimentare, vogliamo registrare molte idee rimaste in sospeso e che devono trovare presto il loro spazio da qualche parte, speriamo in un nuovo disco.

 

Intervista di: Lucrezia Monti

 

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