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Conosciamo meglio… Pier Mazzoleni

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Pier Mazzoleni, cantautore bergamasco miscela la sua storia alle composizioni, raccontate con pochi ed essenziali elementi, con l’emozione costante del rapporto col pubblico. Racconta testi che profumano di mare, di orizzonti e ironie metropolitane, di club fumosi, di amori, di sè e di ciò che ne rappresenta il contrario. Ecco cosa ci ha raccontato…

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Quali sono gli ingredienti per scegliere un singolo?

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Con certezza ancora non te lo saprei dire, ma credo che come prima cosa si debba valutare se la canzone verrà passata in radio. Ecco, potrebbe essere quindi necessario che il brano rientri in un certo “criterio radiofonico”. Come sempre si è dibattuto, per essere trasmesso in radio un pezzo deve avere certe caratteristiche, musicalità, freschezza, possibilità di arrivare a un certo target di persone… la lunghezza è un altro dei parametri importanti e altra cosa a cui penso ancora è il testo. L’ascoltatore medio, si dice, ha voglia di musica poco impegnata. E ancora, non ho capito cosa si intenda con quel termine! Certo è che bisognerebbe definire bene il target di radio a cui inviare questo o quel prodotto per ottenere la miglior promozione possibile e partire con i canali giusti.

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Cosa non deve mai mancare in un brano che ascolti e in uno sche scrivi?

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Quando ascolto musica non mi pongo mai il problema di rimanere in linea con ciò che mi piace e prediligo. Lascio spazio alla musica, di artisti famosi o emergenti che sia, perché c’è sempre da ascoltare qualche novità e magari qualcosa di creativo ti fa saltare sulla sedia, prima o poi. Comunque, in un brano che ascolto ricerco sempre la melodia, non può mai venir meno per me una buona linea guida, cantata o no. In me ricorrono tutta una serie di esperienze per cui, dalle mie origini di scrittore, ho sempre preferito musica con una linea guida chiara e un’esposizione efficace… Poi se a questo si aggiunge un testo pur impegnato, magari cantautorale, è ottimo. Il resto ha poca importanza, l’armonia, l’orchestrazione, anche la stessa voce non ricoprono un ruolo fondamentale. Va da sé che queste sono le peculiarità che ricerco, e probabilmente metto inconsciamente, anche nella musica che produco.

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A quali modelli musicali guardi?

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Ogni giorno è un giorno diverso e posso dire che i miei gusti musicali cambino quasi quotidianamente… Forse è meglio dire che si evolvano! Non ho veri modelli da seguire, però amo certi “padri” musicali, dico da sempre i cantautori francesi, sono una certa parte di menestrelli che scrivono di vita. Ma anche apprezzo la scuola ligure. Sì, perché siamo tutti figli e tutti i padri a nostra volta, ciò che ascolti con interesse e cura ti entra dentro e ti si mette lì in un cassetto, a disposizione per l’occorrenza. E poi gli stimoli entrano da ogni parte se ascolti, addirittura arrivano anche da un programma tv, dalla strada, dai bambini che giocano in un parco, dalla natura e dal movimento delle nuvole… E per quanto mi riguarda dal mare. Credo di essere abbastanza visionario per non darmi limiti, e per lasciare che ogni giorno abbia la sua presa migliore. Ecco perché anche in treno, o per strada nel centro, io sono sempre in ascolto… Sono come il cane che annusa anche la più piccola pisciata! Lasciamelo dire. Perché ritengo sia proprio necessario un processo lento: attingere, filtrare e poi scrivere.

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Quali suggestioni contiene il tuo ultimo lavoro discografico?

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Non so se contenga suggestioni ma so che ho cercato di dare tanti colori diversi, in generale ho espresso il concetto umano sotto diversi aspetti. Gente di terra è una commistione di concetti, di sapori, di luoghi, di persone e di spiritualità. Questo potrebbe bastare per dirti che, poco è importante che ci siano suggestioni impattanti. La suggestione, proprio per definizione, è un qualcosa che ti fa avvicinare subito perché ti cattura, perché la condividi, forse ti assomiglia. Penso non sia fondamentale che un lavoro ti inchiodi al primo ascolto, io per esempio ho bisogno di più ascolti per poter giudicare una canzone. La coerenza, la chiarezza e l’intenzione giusta, dopo tre o quattro volte, possono farmi amare fortemente un brano.

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Come si racconta il presente?

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Per raccontare il presente, ma come ogni altra cosa, si ha bisogno ovviamente di viverlo fortemente, di toccarlo e di ascoltarlo. Il quotidiano ha un certo peso, la curiosità è quella che limita la scrittura di ognuno. E la fantasia e la creatività pongono sempre certi limiti. C’è chi sceglie di trattenere, e mettere un freno alle parole da usare, personalmente cerco invece di spaziare e usare i termini più consoni, andando anche oltre i limiti. Non quelli della decenza, non parlo di quelli! Non servono ritenzioni, nello stesso momento in cui decidi di scrivere è abbastanza che tu apra gli occhi e scriva. L’esperienza, il mestiere, e il talento fanno il resto. In ultimo aggiungo che è forse più facile parlare del passato, o ipotizzare il futuro, piuttosto che affrontare l’oggi.

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Cosa vorresti per la tua musica?

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Vorrei gli spazi giusti, la giusta visibilità, desidero che venga veicolata attraverso i canali più idonei e che venga presa per mano da chi ha il dovere di guidarla. Noi tutti che facciamo questo bellissimo mestiere, uso questa parola ma è impropria perché non è mai un mestiere, pretendiamo sempre che dopo la fatica della scrittura e della composizione ci sia chi si sa occupare di proseguire il tuo concetto. Questo succede in tutti i campi indubbiamente. Possono essere le idee migliori, i progetti più importanti, brillanti e innovativi, ma se dietro non c’è un team di spessore, volenteroso e che ci crede, tutto si ferma. Sono importanti la sinergia e la collaborazione. E concludo affermando ancora una volta che, per quanto mi riguarda, la visibilità data dai nostri premi italiani, dedicati ai personaggi che hanno fatto grande la musica, sia sempre un valore aggiunto e un prestigio. Bisognerebbe suggerire alle televisioni italiane, che molto latitano in questo senso, di introdurre dei canali tematici, perché molto poco c’è ad oggi. Soprattutto che certe trasmissioni, non vengano passate nei palinsesti notturni ma in prima serata… Ma qui apriremmo un discorso infinito.

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Intervista di: Matilde Alfieri

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