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Conosciamo meglio… Cristian Cavagna

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Cristian Cavagna è un nome noto a tutti coloro che frequentano il mondo dei profumi, sia siano creatori, produttori, esperti o semplici appassionati. Da anni gestisce un forum frequentato e citato.\r\n\r\nIl tuo primo incontro con il mondo dei profumi?\r\nI rapporti d’amore iniziano da un incontro, il mio con i profumi non riesco a ricordarlo, però la mia vita ha più ricordi “da naso”, rispetto a quelli che porto con me per mezzo degli occhi, o dalle orecchie. Ricordi ancora così vivi legati all’asilo, i cibi che non mi piacevano, i pastelli a cera, oppure quelli legati alla scuola, il profumo dei libri, della scolorina, dell’inchiostro della penna Bic, il gessetto, fino ai profumo del mio lavoro, della prima auto e delle cose più recenti della mia vita.\r\n\r\n\r\nCome nasce il progetto Adjiumi e perché questo nome?\r\nAdjiumi nasce 10 anni fa da un pizzico di presunzione, pensavo che non ci fosse nulla di simile sul web. Avevo bisogno di fissare un punto con le persone che parlavamo la mia stessa lingua, quella del naso. Noi italiani siamo bravi a farci intendere, siamo colorati, simpatici, gesticoliamo, ne veniamo sempre fuori, ma dietro un monitor sarebbe stato più difficile. Dopo il punto ci siamo creati il nostro vocabolario odoroso, per una convivenza migliore. Adjiumi è un suono, non significa nulla e come il profumo non lo vedi, non lo tocchi, ma c’è.\r\n\r\n \r\n\r\nCome districarsi nella moltitudine di profumi a disposizione?\r\nE’ una fitta foresta, una giungla e bisogna avere fiuto per sopravvivere, perché anche un bel fiore potrebbe essere una pianta carnivora, il fungo colorato potrebbe essere velenoso e quello che potrebbe sembrare un bastone, potrebbe essere un animale pericoloso. Consiglio di annusare tutto perché ci si fa il naso ed è fondamentale provare i profumi prima di fare acquisti azzardati. Uscireste in compagnia di una persona per la quale provate antipatia?\r\n\r\n \r\n\r\nParlando di profumo si pensa all’Oriente e alla Francia. Sono davvero queste le realtà dominanti?\r\nSi, ma bisogna fare una distinzione. Si parla spesso di Oriente più per una questione di usi e costumi, noi siamo stati fortunati, abbiamo avuto a disposizione una paletta di materie prime davvero ampia, chi ha avuto modo di poterci lavorare ha assemblato e provato diversi ingredienti. Faccio un piccolo esempio, anni fa viaggiavo molto di più per l’Europa e mi è capitato di vedere vari supermercati, la distribuzione era meno capillare e più difficile. In Italia non c’era solo un tipo di formaggio, perché quasi ogni territorio ne ha uno tipico e così valeva e vale per la frutta, la verdura, i salumi, i supermercati degli altri paesi erano molto più ridotti, questo per dire che un naso che cresce e vive in un determinato luogo può avere grandi stimoli in base a quello che ha a disposizione quasi quotidianamente. Dall’Oriente sono arrivate note nuove per la profumeria italiana, il punto importante è quello di non perdere l’ identità e continuare a fare le cose per le quali il mondo ci ama e che sappiamo fare. Il discorso Francia è un po’ diverso, potremmo essere il centro della moda, dell’arte, del profumo, del buon bere, ma abbiamo l’abitudine di vivere all’angolo. Parigi sta dedicando al profumo 1,400 m² in rue du Faubourg Saint Honoré, la differenza tra loro e noi è che loro sono bravi a fare squadra, noi siamo campioni nel rimane indietro, al punto che non ci sforziamo di riprendere quello che ci spetta. La profumeria nasce in Italia eppure c’è ancora tanta confusione, vi viene in mente qualche francese che si è “italianizzato” il nome venendo a lavorare qui? Però ne potremmo fare tanti tra quelli italiani, è una vecchia abitudine, dicono che dia un tono diverso, il valore aggiunto. Ne facciamo uno? Renato Bianco, il profumiere di Caterina De Medici, conosciuto da tutti con il nome di Renè le Florentin.\r\n\r\n \r\n\r\nCosa sta cambiando, e come, il mondo dei profumi?\r\nE’ un mondo in pieno fermento, posseduto da grandi agitazioni, è un osservato speciale dalle grandi multinazionali, ma non mi sento di segnalare nessun cambiamento rilevante, i cambiamenti sono frutto di quello che gli si permette di fare, da qualsiasi angolazione la si guardi, dal negoziante, al distributore, fino al cliente finale. C’è un periodo per tutto, c’è stato quello delle modelle, quello della F1, quello dei reality, le cose cambieranno solo quando passerà di moda questo argomento. Il cambiamento sarà semplicemente torna a fare della profumeria interessante tra persone con passione.\r\n\r\n \r\n\r\nQuali sono i profumi che ogni appassionato dovrebbe conoscere?\r\nEsiste l’alfabeto dei profumi e ci sono capolavori che ogni appassionato dovrebbe sentire, sono la macchina del tempo, sono i libri di storia, ma avventurarsi alla ricerca di profumi, spesso fuori produzione, ben conservati e tra una moltitudine di riformulazioni, è un po’ complicato. Agli appassionati mi sento di consigliare l’Osmothèque a Versailles, dal 1990 è la cassaforte odorosa per eccellenza, la memoria olfattiva dentro la quale possiamo tuffarci in un mare di bellezza, ricordi, accordi fatati. Sono stati ricostruiti oltre 1600 profumi, molti dei quali fuori commercio. Alcuni consigli? L’ Origan di Coty del 1905, Shalimar di Guerlain del 1925, Bandit di Piguet del 1944, Calèche di Hermès del 1961, Opium di Yves Saint Laurent del 1977.\r\n\r\nHai un profumo a cui non rinunceresti mai?\r\nNon rinuncerò mai al profumo della passione, quello che ti fa vibrare i sensi, quello che ti emoziona, che ti fa ridere sotto i baffi e ti riempie la giornata anche in una stanza vuota.\r\n\r\n \r\n\r\nIntervista di: Luca Ramacciotti

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