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ANDREA CAMPUCCI: NON SOLO “PLASTIC SHOP”

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In questo momento sta promuovendo il suo ultimo lavoro “Plastic Shop”. Ma se è vero che i libri sono un po’ come dei figli lei al suo attivo ne ha altri due …\r\n\r\nCi vuole parlare degli altri libri facendo un piccolo sunto della trama narrativa e raccontare come sono “nati” …\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\nMi si lasci dire che all’epoca stilisticamente ero un vero e proprio disastro. Come padre, in questo senso, mi sentirei piuttosto degenere. Della mia produzione precedente a Plastic shop salvo solo alcuni spunti presenti nella raccolta di racconti Cupio dissolvi e il tentativo romanzesco de La scampagnata. Erano lavori ancora piuttosto acerbi, ma se dovessi trovare un filo rosso che lega le mie varie produzioni, lo individuerei nello sforzo di dar voce alle dissonanze, di far parlare tutti quei momenti di frattura, di inquietudine e spaesamento che, volenti o nolenti, ci accompagnano ogni giorno.\r\n\r\nPer quel che riguarda Cupio dissolvi i personaggi dei racconti sono spesso dominati da un presentimento, una fragilità che fa perno sul vissuto, sui desideri irrealizzati che si incardinano nei meccanismi della memoria, governata dai diversi poli dell’assenza e della presenza. È dall’analisi di questi elementi, per natura mobili e contraddittori, che prendono corpo le storie, tutte più o meno condizionate da un richiamo mortifero, come se, sperimentato il fascino del principio della mancanza, i miei protagonisti volessero a tutti i costi trovarsi faccia a faccia con quell’assenza suprema che è la (o il) fine di ogni esistenza…\r\n\r\nStesso discorso per quel che riguarda La scampagnata, un romanzo un po’ più tradizionale che vorrebbe indagare le complesse dinamiche della vita di coppia. Anche qui infatti, dietro la storia di un cadavere di una bella ragazza da far sparire prima del giorno delle nozze, entrano in scena quei meccanismi del desiderio che preesistono al classico quadretto dell’allegra famigliola sorridente. La realtà è che ci sono passioni torbide, voglie insoddisfatte e richiami del tutto irrazionali al di sotto della nostra rassicurante patina di civiltà.\r\n\r\nQuesti erano i presupposti dell’epoca, che bene o male hanno ispirato anche la realizzazione dei libri successivi, certo declinati in altri modi e con finalità diverse. Se ad esempio mi chiedesse a che genere appartenessero Cupio dissolvi e La scampagnata non saprei proprio che rispondere. I generi, così come i caratteri, le categorie, l’idea stessa di “storia”, sono convenzioni piuttosto becere e in quanto tali possono andar bene solo per definire lo schifo – roba che di solito vince i concorsi letterari, paragonabile spesso ai molti, troppi aborti chicklit che spopolano dappertutto, così come la miriade di giallisti improvvisati che si gonfiano il petto sui molti, troppi social.\r\n\r\nAbbiamo appurato che per muoverci sulla superficie di questo mondo scivoloso non ci servono a niente le stampelle dell’Happy ending e degli sconti all’outlet (mi autocito, sissignori!) e nonostante tutto continuiamo a leggere schifezze, a rimpinzarci di episodi di Breaking bad, a cercare l’anima gemella su Tinder…\r\n\r\nQuesto il fil rouge, da Cupio dissolvi a Plastic shop, e magari fosse possibile dirla, con il buon vecchio Longanesi, “Il contrario di quello che penso mi seduce come un mondo favoloso”…\r\n\r\n \r\n\r\nArticolo di: Daniela Lombardi\r\n\r\n 

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