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Massimiliano Papini ci racconta dell’uomo che scolpì gli dei

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Professore di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza di Roma, Massimiliano Papini ci regala un importante saggio sulla figura di Fidia (Fidia l’uomo che scolpì gli dei Editori Laterza) che da poco occupa gli scaffali delle nostre librerie. Noi abbiamo voluto approfondire l’argomento ed ecco cosa ci siamo fatti raccontare.

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Quando è iniziato il suo personale interesse verso la figura di Fidia?

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Sin dalla fine degli anni Novanta, quando ero studente presso l’università di Tübingen, in Germania, dove sono entrato in contatto con una tradizione di studi ancora molto attenta alle tematiche iconografiche e formali e alle grandi figure della storia.

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Quali le difficoltà di costruire un saggio sulla figura di un uomo la cui biografia si perde in frammenti e rimandi che portano a domande successive?

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Le difficoltà sono molte, ma non diverse da quelle che occorre affrontare in ogni studio dell’archeologia classica: i frammenti di conoscenze, pur preziosissimi, consentono a volte di ricostruire quadri abbastanza organici; ma nei casi meno fortunati tocca alla sensibilità di uno studioso capire se e quanto convenga intervenire per colmare le lacune mediante idee non più verificabili (comunque legittime, purché non si trasformino in certezze illusorie).

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Qual è stata l’importanza di Fidia per le generazioni successive?

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L’importanza di Fidia è stata straordinaria dal punto di vista storico-artistico; inoltre, in quanto considerato lo scultore per eccellenza delle divinità grazie alla facoltà dell’immaginazione creatrice (phantasía), già nell’antichità gli venne attribuita una grande responsabilità: soprattutto la statua colossale dello Zeus a Olimpia divenne infatti un pilastro della giustificazione delle immagini antropomorfiche quale strumento più appropriato ed efficace per rappresentare gli dèi.

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Quanto l’amicizia con Pericle influenzò gli eventi storici dell’epoca?

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A dar credito alla tradizione letteraria antica, pur molto discorde, Fidia fu coinvolto in un processo per furto di oro o avorio (i materiali utilizzati per fabbricare la colossale statua di Atena all’interno del Partenone) che innescò poi gravi decisioni in grado persino di condurre alla Guerra del Peloponneso. Si trattò di un attacco a Pericle per interposta persona da parte dei gruppi politici avversi che presero di mira anche altri personaggi appartenenti al suo «circolo di spiriti eletti»: Aspasia, la bella straniera originaria di Mileto a metà strada tra l’«intellettuale» (sapiente, esperta di politica e maestra di retorica) e l’etera/prostituta, fu accusata di empietà dallo scrittore di commedie Ermippo; Diopite, forse un indovino, propose poi che venisse giudicato dal popolo chi non credeva agli dèi e insegnava dottrine relative ai fenomeni celesti per colpire il filosofo naturalista Anassagora di Clazomene. Alla fine solo il processo di Fidia sembra esser finito male: sembra, poiché gli stessi antichi non avevano le idee molto chiare al proposito.

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L’enigma di Fidia e il Partenone ha trovato soluzione?

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Un solo fatto è certo: Fidia realizzò la statua all’interno del Partenone. Siamo invece ormai lontani dai tempi in cui si credeva di ravvisare in tutta la decorazione del Partenone l’onnipresenza di Fidia in quanto «genio» di straripante forza creativa organizzatrice e unificatrice, capace di raggiungere con il suo soffio i tanti scalpellini che parteciparono all’impresa, ai quali addebitare invece eventuali difetti. Eppure, nel Partenone Fidia sfugge, ma c’è; se è impossibile quantificarne la presenza nelle pieghe o nei corpi o recuperarne persino la mano nei punti di maggior eccellenza artistica, malgrado la coralità del lavoro si respira più Fidia nelle sculture del Partenone che nelle opere romane che ne replicano gli originali perduti in oro e avorio, bronzo e marmo.

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Nella stesura di questo saggio Fidia è riuscito nuovamente a sorprenderla?

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Continua a sorprendere per la sua importanza, poiché malgrado l’elusività, resta lo scultore più grande d’Occidente: parola di Plinio il Vecchio, l’autore della magnifica opera enciclopedica, la Storia Naturale, che così tante informazioni continua a fornire sugli svolgimenti della storia dell’arte antica.

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Intervista di Elena Torre

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