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Omaggio a quattromila morti dimenticati

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Incontro – dibattito e Collegamento Skype con la Grecia per l’inaugurazione di un monumento dedicato ai Caduti.\r\n\r\nFirenze, 11 febbraio 2014 – Il Piroscafo Oria aveva a bordo circa 4000 persone tra soldati italiani ormai prigionieri e equipaggio. La mattina dell’11 febbraio 1944 salpò dall’isola di Cipro anche se le condizioni del mare sconsigliavano quella partenza. Fu così che della maggior parte di quei soldati non si seppe più niente e tante famiglie non ebbero neanche una tomba su cui piangere.\r\n\r\nUna storia dimenticata e da dimenticare. Una gavetta militare ritrovata in fondo al mar Egeo da un sub.\r\n\r\nInizia così il recupero di questa storia che raccoglie 4000 storie, 4000 soldati italiani dimenticati a cui lo scrittore e giornalista Paolo Ciampi ha reso omaggio raccontando la storia in un breve monologo.\r\n\r\nQuei soldati erano Imi, ed erano scomodi, lo erano durante la guerra e lo furono anche dopo. Ma chi erano gli Imi? Erano militari italiani disarmati dalle forze armate tedesche all’8 settembre 1943 e trattenuti come prigionieri dal Reich nazista. Non potevano esser chiamati prigionieri perché erano comunque in uniforme mentre ancora nel nord d’Italia, sotto la guida di Benito Mussolini, resisteva l’alleata Repubblica di Salò.\r\n\r\nErano detenuti, ma nello stesso tempo, di loro non poteva neanche occuparsi la Croce rossa internazionale.\r\n\r\nIntorno all’8 settembre ne erano stati disarmati più di un milione e di essi tre quarti erano stati avviati ai campi di concentramento nell’Europa ancora occupata dalle forze tedesche. Gli ufficiali vennero separati dai propri uomini e chiusi in campi diversi. Molti morirono di stenti. Il Reich non sapeva come utilizzarli: se come forza di lavoro coatto permettere il loro ri-arruolamento nelle forze della ‘Repubblichina’ collaborazionista. Per insistenza neofascista, fra l’inverno 1943 e la primavera 1944, fu più volte chiesto agli Imi di arruolarsi nelle divisioni della Rsi e tornare così in patria. Chi scelse di non aderire, e cioè la stragrande maggioranza, andò incontro ad un destino segnato.\r\n\r\nL’offerta poteva significare per gli Internati il ritorno in patria, e forse anche la sicurezza per le proprie famiglie di non subire angherie da parte dei fascisti locali. Inoltre, come non pochi avrebbero fatto, proclamare di aderire non necessariamente significava rimanere dalla parte della Rsi sino alla fine: molti dissero di aderire, tornarono a casa e disertarono, alcuni anche salendo in montagna con la Resistenza antifascista. Le ragioni per la non adesione furono numerose: speranza che la guerra finisse presto, la volontà di non tornare a combattere, odio verso il regime fascista. La scelta degli Imi aveva un valore politico e li squalificò gli occhi dei nazisti, dei neofascisti repubblichini, della Resistenza e delle stesse popolazioni italiane che ne vennero a conoscenza. Molti degli Imi morirono di stenti nei campi, altri si consumarono nelle fabbriche belliche naziste o nelle città a spalare macerie, i più sfortunati passarono dai campi tedeschi ai gulag stalinisti. In pochi tornarono.\r\n\r\nFatti rimasti dietro le quinte della storia che il ritrovamento di una semplice gavetta militare da parte di un sub greco, ha portato alla ribalta. Dino Menicacci era di Vaiano, un giovane toscano partito per quella guerra stupida come lo sono tutte le guerre. Sulla sua gavetta c’era inciso il suo nome e una promessa che non ha potuto mantenere : “Mamma tornerò da te”.\r\n\r\nE’ grazie a questo ritrovamento che i parenti delle vittime dell’Oria hanno iniziato a elaborare quel lontano lutto e grazie alla Fondazione CDSE e al comune di Vaiano è stata avviata una seria ricerca storica e il recupero dei contatti tra i tanti parenti di quei 4000 uomini dimenticati dalla storia.\r\n\r\nAgli uomini dell’Oria Vaiano e la Fondazione CDSE hanno voluto dedicare questo bellissimo monologo, affinché il ricordo si ricomponga attraverso la dignità della memoria collettiva. Affidato al giornalista Paolo Ciampi la stesura di un monologo in ricordo, che ha dato vita ad un piccolo libro (Una gavetta in fondo al mare – monologo per i morti dimenticati dell’Oria – Romano Ed. 2013) che ripercorre gli eventi che portarono al naufragio e pone delle domande sul perché dell’oblio pubblico a cui è stato sottoposto questo tragico evento.\r\n\r\nMartedì 11 febbraio 2014 l’Associazione culturale la Nottola di Minerva, in collaborazione con Regione Toscana – Assessorato alla Cultura e con il Comune di Vaiano e Fondazione CDSE presenterà al Caffè delle Murate ( Piazza delle Murate) il dibattito “PIROSCAFO ORIA. LA MEMORIA PUBBLICA DI UNA STRAGE A SETTANT’ANNI DI DISTANZA” alla presenza di Annalisa Marchi, sindaco del comune di Vaiano, Luisa Ciardi, assessore del comune di Vaiano, Alessia Cecconi, direttore Fondazione CDSE; Nicola Labanca, Università di Siena coordinati dallo scrittore e giornalista Paolo Ciampi e accompagnati dalla voce recitante di Lorenzo Degl’Innocenti.\r\n\r\nNell’occasione ci sarà un collegamento Skype con la Grecia, dove una delegazione di parenti delle vittime partecipa all’inaugurazione di un monumento dedicato ai Caduti nel naufragio del piroscafo Oria e alle iniziative per il 70° anniversario.\r\n\r\nUna gavetta in fondo al mare – monologo per i morti dimenticati dell’Oria – Paolo Ciampi.\r\n\r\nRomano Ed. 2013, € 8,00 – www romanoeditore.it\r\n\r\nUfficio stampa: Roberta Capanni

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