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A tu per tu con Serena Fumaria autrice di Diario di una hostess

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Quando è nata in te l’esigenza di scrivere un libro?\r\nScrivere è sempre stato il mio modo di comunicare, con il mondo e con me stessa. Questo libro ( del 2008) l’ ho scritto in un momento in cui avevo bisogno di raccontarmi una storia che parlasse delle mie emozioni concatenate a quelle che il mondo di allora mi regalava. Ero a Tokio, insonne per pensieri d’ amore, non volevo più pensarci, e ho iniziato a scrivere. Non la mia storia, ma quella di Alice, l’alter ego di ogni donna che decide di amare l’ uomo più sbagliato per lei. In poco più di 50 ore, sparse in pochi mesi, e’ nato “Diario di una hostess”.\r\n\r\n\r\n Quanto di te e della tua vita è scivolato nelle pagine del libro?\r\n”Diario di una Hostess” racchiude come ogni opera istintiva, una parte di verità e una di “fantasia”: niente e’ reale al cento per cento, così come niente e’ fantasia! Ci sono figure vicine ad alcune persone che ho amato e vissuto, come Albert, che incarna in parte il carattere di una persona realmente vicina a me in quel periodo. L’ approccio al\r\nlavoro e’ la cosa più reale. I ritmi, le ansie, le opportunità, la velocità…Sono certa che ogni viaggiatore potrà riconoscersi in questo libro. Le profondità, la solitudine, la gioia… Sono tutte cose che ho tentato di raccontare con il mio stile, tutto personale, come se la lettura fosse un cocktail da bere! Ogni persona decide come gustarselo, chi in uno shot, chi con calma, aspettando che il ghiaccio si sciolga.\r\n\r\n\r\n Come hai scelto i protagonisti del romanzo?\r\nNon li ho scelti in realtà, sono diventati reali nella stesura. Amo l’ intreccio in una storia, leggero ma mi piace che ci sia. Ogni personaggio anche se scisso, e’ collegato all’ altro. I personaggi incarnano categorie di persone diverse tra loro, sfaccettate, ma vere.\r\n\r\n Che ruolo ha il destino?\r\nIl destino e’ la prova che viviamo profondamente. Credo che ogni strada sia davanti a noi, che stia a noi scegliere quale prendere, anche sentendosi condizionati, a volte. Il destino e’ comunque condizionabile dalla devozione. Sono entrambe cose necessarie per la nostra crescita.\r\n\r\n Quanto conta per te il giudizio altrui?\r\nHo imparato in tutti i miei viaggi, a vivere in solitudine e a prendere decisioni drastiche senza poter interpellare veramente le persone che amavo. Il giudizio altrui, inteso come il pensiero dell’ altro sul mio operato, mi interessa in maniera marginale, perche’ credo che ogni\r\npersona sappia profondamente il modo giusto di comportarsi, e non ha senso stupirsi del giudizio, qualora si facciano le cose utilizzando argomenti o metodi sbagliati. Per mia natura sono trasparente e vera, questo non può pretendere che io piaccia a tutti, ma mi libera almeno dal fatto che io debba difendermi.\r\nDiverso e’ per il giudizio su “Diario di una Hostess”, e’ come un bambino per me, e ogni mamma penso desideri che la sua creatura sia apprezzata! Ascolterò  la critica con attenzione al fine di migliorarmi!\r\n\r\nTu hai fatto approsimativamente centosessanta volte il giro del mondo. Che idea te ne sei fatta?\r\nIl mondo e’ una realtà meravigliosa. Amo le persone, ascoltarle, guardare come si muovono! Come mangiano. Come ridono. Gli odori nell’ aria, la rifrazione della luce. Chi viaggia tanto e per tanto tempo, può scegliere di abituarsi e vivere in maniera quasi asettica, comportamento a volte necessario per non soffrire la solitudine, oppure regalarsi l’ emozione di sentirsi del luogo. Esteriormente l’ atteggiamento sembra lo stesso, ma dentro, cambia tutto. Per quel che riguarda me, Avrò fermo immagini meravigliose anche se spesso vissute da sola. Spaccati di attimi  tristi, inquietanti, ma anche colorati , spassosi e divertenti, memorie che mi accompagneranno  per tutta la vita.\r\nIl mondo e’ un bagaglio culturale incredibile. Viaggiare apre la mente, anche se spesso chiude il cuore di chi e’ troppo sensibile.\r\n\r\nCome sei approdata al settore moda e perchè hai scelto di legare la tua attività lavorativa a progetti di beneficenza?\r\nHo iniziato a lavorare nella moda a 18 anni, facendo la modella per anni. Dopo l’ attività di hostess, ci sono riapprodata in un ruolo diverso. Sono stata direttore di uno show-room di abbigliamento a Milano e Marketing Manager per un’ azienda internazionale Svedese, ad oggi svolgo altre attività nello stesso settore, ma di base sono una creativa. Per questo, insieme al mio amore per il charity Support e’ nata Hu4me. Una mini realtà in espansione che attraverso braccialetti “felici”, sostiene le cause che amo di più.\r\nHo legato le mie attività al charity, per il piacere di fare ” qualcosa” per qualcuno che possa per questo sorridere. Non servono grandi azioni, quelle le faranno coloro che hanno  la capacità economica giusta, per fare del bene, basta donare con il cuore. Pochi euro possono cambiare la situazione. Con un euro molti bambini nel mondo, riescono a sopravvivere, grazie al vaccino. Ne ho parlato anche in “Diario di Una Hostess”. Non importa quanto si dona, ma che si sia in grado di dare con amore. Se non si hanno i mezzi economici, si può comunque donare con l’assistenza, o solo con una carezza o un sorriso al momento giusto. Ho visto molte persone sorridermi per un pezzo di pane o una caramella. Riempie il cuore e fa pensare alla nostra fortuna, quella che non vediamo, vivendoci ogni giorno.\r\n\r\n\r\n Diario di una hostess è solo l’inizio?\r\nAssolutamente si! Diario di una Hostess… E’ solo l’ inizio! In realtà sto già lavorando ad altri due libri! Due sono nel cassetto, pronti ad essere notati. Spero di far ridere ancora sognare, riflettere e pensare…del resto e’ nel mio stile!\r\n\r\nIntervista di: Elena Torre\r\n

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