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60 Frame: l’intervista

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Si può fuggire a bordo di un palloncino?\r\n\r\nSicuramente dobbiamo pensare di essere come un palloncino, liberi dal peso del mondo seppur pieni della sua stessa aria. Questo è il trucco per mantenersi in equilibrio e fuggire con lui, altrimenti si cade non appena si prende il volo. Avete visto UP? Una casa che si solleva con dei palloncini. Perché non provare?\r\n\r\n \r\n\r\nLa fuga è l’unica via di scampo?\r\n\r\nLa fuga non è l’unica via di scampo, dipende da cosa si fugge; da se stessi? dalla società? da un disegno che non ci appartiene? Pensiamo che ognuno di noi debba avere la possibilità di scoprire la sua essenza e ciò diventa possibile solo attraverso una fuga, consapevoli del fatto che porterà alla scoperta di sfumature non ancora presenti nella nostra tavola di colori. Bisogna fuggire da chi ti blocca ma ciò non significa evitare, bensì affrontare nuove esperienze in una continua corsa alla ricerca.\r\n\r\n \r\n\r\nIl vostro brano L’astronauta da pochi giorni in radio descrive con ironia la nostra situazione attuale è così?\r\n\r\nDescrive la nostra situazione attuale con un racconto che è una metafora visionaria e futurista dei nostri tempi, a metà strada tra fiaba e romanzo, non ironica, anzi, direi che siamo abbastanza arrabbiati! Il protagonista non raggiunge il suo obiettivo, perciò è triste, ma la storia non finisce veramente e il finale rimane aperto, speriamo quindi che tutti prima o poi possano diventare degli Astronauti.\r\n\r\n \r\n\r\nCome nasce la vostra formazione attuale? \r\n\r\nI 60 Frame nascono dall’incontro di tre artisti accomunati dalla voglia di rivoluzionare il proprio genere musicale prediletto. L’incontro è stato casuale ma ci siamo subito trovati d’accordo sulle nostre idee e abbiamo cominciato a sperimentare. Quello che è nato è appunto quello che potete ascoltare ora in radio. Alla base di tutto c’è la voglia di cercare la novità all’interno di un mondo ormai saturo che è quello della musica, ma siamo convinti che con l’impegno e la giusta mentalità tutto sia possibile.\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\nCome convivono le vostre diverse anime musicali?\r\n\r\nNon siamo poi così esageratamente diversi; è vero che due di noi vengono dal rap e l’altro dal rock e dall’elettronica o da generi comunque opposti, ma quando si è di larghe vedute e si cerca di unire il tutto, è la ricerca stessa dell’ibrido che ci porta a conciliare le nostre influenze in modo del tutto naturale. Non mancano di certo discussioni e indecisioni (altrimenti non saremmo una band) ma il tutto serve poi ad imparare ad adattarsi, e questa è una cosa che al giorno d’oggi è fondamentale. Le tre anime convivono perciò in un equilibrio oramai collaudato, ma più si va avanti e più si cerca l’innovazione e il gradino successivo.\r\n\r\n \r\n\r\nCosa vi proponete con la vostra musica?\r\n\r\nCon la nostra musica vogliamo aprire una nuova visuale sul mondo, prospettive diverse formano nuovi soggetti: è questo quello che vogliamo dimostrare, che si può ancora creare qualcosa di nuovo. L’arte fa questo.\r\n\r\nIntervista di: Elena Torre

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