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Due chiachiere con Amélie Galé…

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Una favola semplice ad opera di Amélie Galé (dietro la quale si nasconde una penna italiana) che arriva diritto al cuore dei bambini gettando il seme di un valore di cui far tesoro per diventare buoni adulti; nessuno va giudicato per ciò che sembra, bensì per ciò che è, in sostanza “l’abito non fa il monaco” o per dirla alla Plutarco “la barba non fa il filosofo”. Niente di più attuale di questa massima in una società come quella in cui viviamo fatta di incontri tra mondi lontani, di miti da sfatare e di nuove promesse che spesso è bene verificare toccando con mano. Meglio allora saperlo sin da bambini che non c’è miglior giudizio che quello frutto dell’esperienza.\r\n\r\nAbbiamo incontrato l’autrice ecco cosa ci ha raccontato.\r\n\r\nQuando hai capito che volevi scrivere storie per i più piccoli?\r\n\r\nA dire il vero è stata un’illuminazione improvvisa: la mattina del 2 gennaio 2009 mi sono svegliata pensando a un racconto per bambini, che cominciava così: “Questa mattina mi sono svegliato tardi perché ho dormito come un Ghiro. Mi sono alzato e sono andato a fare colazione: avevo proprio una fame da Lupo”, il titolo è Sono un animale, ma aspetto ancora che Jack Tow lo illustri…\r\n\r\nQuali le difficoltà e le sfide per arrivare ad un pubblico così giovane?\r\n\r\nCi sono voluti 3 anni prima che l’idea di fare libri per bambini si concretizzasse. Va detto infatti che nel mio sdoppiamento di personalità, quella dominante è l’editrice (Paola Gallerani), rispetto all’autrice (Amélie Galé). Fino al 2012 Officina Libraria, la casa editrice che ho fondato con Marco Jellinek e Jacopo Stoppa sette anni fa, aveva pubblicato solo libri per adulti (nel senso di libri d’arte e cataloghi di mostre), e il progetto di scrivere libri per i piccoli è nato insieme all’idea di creare un’etichetta dedicata (LO editions) dove pubblicare non solo i “nostri”, ma anche quelli che al “fanciullino” che è in noi, per dirla con Pascoli, piacerebbe trovare in libreria…\r\n\r\nQuando nasce il personaggio di Ululò e quali sono i valori di cui questo lupetto si fa portavoce?\r\n\r\nIl lupetto nasce inizialmente come logo, disegnato sempre da Jack Tow, per il marchio per bambini, quando ancora ne cercavamo il nome (da “LupoUlulàCastelloUlulì” a “Ululò”, che è diventato poi “LO”, da pronunciare Hello, invertendo le iniziali di Officina libraria, decisamente più pratico per il pubblico internazionale, visto che pubblichiamo anche in francese e inglese). Ma trovato il nome di Ululò, ci dispiaceva abbandonare l’idea di un lupetto con il vizio di ululare, appunto. Intanto, sempre con Jack, avevamo appena finito di pubblicare l’edizione francese di Fate la nanna del dottor Edouard Estivill, e di lì, il passo a una storia che avesse per protagonista un lupetto insonne è stato breve (Ululò, il lupetto che non vuole andare a letto). Ululò è un lupetto atipico, pigro ed esuberante insieme, a volte un po’ goffo, ma sincero, e l’idea è che i bimbi, magari quelli un po’ difficili, possano rispecchiarsi in lui, comprendendo che la diversità è un valore aggiunto, non qualcosa di cui vergognarsi (Chi ha paura di Ululò?).\r\n\r\nChe rapporto hai con i tuoi piccoli lettori?\r\n\r\nCon Jack abbiamo appena partecipato ai laboratori del Festival della Mente di Sarzana, raccontando l’ultimo libro dal vivo e colorando con i bimbi (dai 4 agli 8 anni) le maschere di animali ispirate a Chi ha paura di Ululò, e in questa occasione, come nelle precedenti, l’incontro con i piccoli lettori si è rivelato emozionante, perché per quanti sforzi di immaginazione si facciano, niente è meraviglioso come vedere attraverso gli occhi dei bambini.\r\n\r\nTi hanno mai fatto domande che solo i bambini sanno fare?\r\n\r\nSì, e di quelle a cui solo i bambini sanno rispondere… talvolta è parecchio difficile essere“grandi”.\r\n\r\nLa storia di Ululò è tenerissima e ben illustrata da Jack Tow, avete lavorato insieme o lui ha illustrato successivamente la favola?\r\n\r\nCome dicevo, il personaggio stesso nasce parlando con Jack, ma è lui che gli ha dato l’aspetto visibile, talvolta esemplato sulle posizioni ed espressioni del gatto Padam, che per un lupo è un po’ il colmo… Anche la sceneggiatura delle storie nasce da un’idea comune e la sviluppiamo insieme, discutendo i bozzetti. A tavole terminate impagino il libro, scegliendo le font e scrivendo la storia e i dialoghi, fino a quel momento solo immaginati a grandi linee.\r\n\r\nChe effetto ti ha fatto veder ritratto il tuo protagonista?\r\n\r\nNon poteva che essere così, come se fosse sempre esistito!\r\n\r\nCosa c’è nel tuo prossimo futuro?\r\n\r\nUn’altra avventura di Ululò, alle prese con l’amore stavolta, e una traversata oceanica in barca a vela: in mezzo un sacco di cose di cui ancora non so nulla!\r\n\r\nIntervista di: Elena Torre

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