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Conosciamo meglio Nadia Ghibaudo

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Oggi incontriamo  Nadia Ghidaudo, anima di Airas Onlus (Associazione Italiana Recupero Animali Selvatici), autrice di libri sui pappaggalli tra cui ‘Educare un pappagallo’, ‘Conoscere il comportamento dei pappagalli’ e ‘Il grido degli innocenti’ scritto a quattro mani con Ermanno Giudici presidente di ENPA Milano. Con lei abbiamo voluto aprofondire molti aspetti sui pappagalli, ma non solo cercando di far conoscere una realtà ancora oggi purtroppo poco tuttelata ecco cosa ci siamo dette.
Dove affondano le radici della sua passione per i pappagalli?
Per iniziare gradirei chiarire che purtroppo non si tratta di passione; in realtà il sentimento che mi ha mosso ad occuparmi di Psittaciformi rappresenta il tentativo di dar voce alla profonda ingiustizia cui sistematicamente vengono sottoposti i pappagalli sia con la cattitività (che come animali selvatici non meritano, ancor più se consideriamo la complessità delle loro competenze sociali), sia con la pessima gestione cui vengono costantemente sottoposti e che passa per essere la prassi in una società come la nostra che vede nell’animale un oggetto, privandolo di fatto di un’accettabile qualità di vita.

 

Una buona qualità di vita, che per diritto si pretenderebbe sin dai primi giorni, quando invece a questi animali tocca la sorte grama della vendita in fasi di crescita che nei mammiferi ci scandalizzerebbe: troppo spesso molto prima del momento dell’involo, ossia durante quelle settimane fondamentali che prevedono il tepore di un nido caldo e oscuro, posto nel profondo buco di un albero (non a caso le uova di pappagallo non sono per nulla mimetiche ma presentano un candido color bianco), con la presenza dei fratelli e dei genitori, settimane in cui il sistema nervoso non è preparato ad affrontare la luce, i rumori e tutto l’organismo non è sufficientemente sviluppato per affrontare quel mondo che si presenta così al pappagallo, sin dalle prime battute, in maniera irrispettosa ed invasiva. Certamente del tutto priva di rispetto perchè ancor oggi passano per verità non solo l’irresponsabile refrain narrato all’incauto acquirete secondo cui comperare un pappagallo non svezzato dai genitori e magari implume da svezzare in casa, assicura di avere un animale domestico e gentile (asserzione del tutto inveritiera), ma anche è inenarrabile la sorte che questi animali subiscono quando la disillusione del proprietario giunge al culmine, generalmente al raggiungimento della maturità sessuale: l’abbandono (generalmente “per ri-vendita”). Un iter che spesso segue per più e più affidamenti, normalmente a mani inesperte, sommando un dramma all’altro.
Sottolineo solo che la capacità cognitiva di questi animali, di qualsivolgia delle più di 400 Specie, è paragonabile a quella di un bimbo dai 4 ai 6 anni.

 

A voi il giudizio.
Quali gli aspetti di questi animali che l’hanno rapita?
Senza dubbio la caratteristica più coinvolgente di questi animali è la loro intelligenza: una qualità e una condanna al tempo stesso.
Lo studio delle loro competenze sociali è senza dubbio un argomento ricco di fascino e la mediazione tra l’obbligata gestione in cattività e il profondo rispetto che nutro per qualsivoglia essere vivente e che mi porta a concepirlo “giusto” solo nel suo habitat naturale, mi ha posto nelle condizioni di approfondire le ricerche e lo studio al fine di trovare un approccio che fosse il più rispettoso possibile; questo avviene in un lavoro di gruppo, con persone con le quali collaboro oramai da anni e dove ognuno sviluppa le proprie competenze in settori simili, ma non uguali. Questo gruppo è allineato alla ricerca di quel passo in avanti che si deve fare perchè le coscienze maturino e in un futuro prossimo si possa parlare di pappagalli solo trattando di conservazione nei distretti naturali di origine. Questo gruppo ha voluto forgiare un termine che indica il nostro modo di lavorare, di pensare e di relazionare con i pappagalli (ma in fondo, con tutti gli animali): Ethicologia, una sintesi tra etica ed eto-ecologia. Proprio quell’etica che tanto viene spregiata nel lessico odierno, ma di cui invece si sente una sostanziosa mancanza.
La mia personale competenza riguarda la gestione comportamentale che avviene mediante un approccio che definirei olistico, abolendo per principio il “metodo” per acquisire invece la “relazione”.

La nascita della relazione deve essere guidata attraverso un percorso di formazione dell’essere umano, offrendogli informazioni nel tentativo di predisporlo all’empatia e allontanarlo dal bisogno di controllo. La “relazione” come incontro intraspecifico di chi della socialità fa la propria sopravvienza: l’uomo e il pappagallo.

L’accettazione e la comprensione delle diversità è un tema che abbiamo sviluppato anche durante lo svolgimento di un bando vinto presso la Fondazione Cariplo e il Ciessevi di Monza Brianza, in gemellaggio con Associazione Stefania che si occupa di disabilità; così abbiamo percorso le giornate scolastiche da settembre sino a gennaio, per ogni lunedì, con bimbi della terza elementare di tre classi, assistiti da sette ragazzi disabili di Associazione Stefania (con la quale collaboriamo da tempo), attraverso la narrazione delle peculiarità della complessa società di varie Specie di Psittaciformi. Sono seguiti laboratori pratici per i bimbi e per i genitori dei bimbi.

 

Proprio sabato ci sarà una serata in centro a Milano, ospitata da Enocratia un’enoteca di spessore, dove avverrà l’esposizione di opere pittoriche sul tema degli psittaciformi, di cui è autore un ragazzo disabile, Mirko Pupillo.

 

 

 

Quando è nata l’AIRAS e cosa si propopne?
Airas nasce nel 2010 preceduta da altri tentativi organizzativi che si sono fusi nell’attuale Associazione ONLUS
I suoi soci fondatori hanno diverse competenze, e due sono medici veterinari esperti in materia di esotici (il dottor Crosta e la dottoressa Timossi). Gli altri hanno un passato strettamente legato al lavoro associativo animalista, con differenti specializzazioni e uno è un avvocato.

Nasce per la stretta necessità di occuparsi di selvatici, nella nostra sezione specificatamente di selvatici esotici.

Il nostro Statuto, peraltro facilmente rintracciabile on line sul sito di AIRAS, cita più competenze alle quali, nonostante il momento storico per nulla generoso con le Associazioni di volontariato, riusciamo a dare piena soddifazione. Questo costa molto impegno ai pochi e selezionatissimi volontari che in ogni momento dell’anno si rendono disponibili ad intervenire per recuperare, soccorrere, assistere e formare.
AIRAS ha predisposto un Congresso annuale (Become a Parrot) a cui partecipano relatori esteri, tra cui biologi con esperienze di osservazione e studio sul campo e specialisti di vario genere, non ultimo veterinari esperti.
Inoltre in AIRAS lo scorso anno ha visto la luce il progetto “Ethicologia”, attraverso il quale si “forma” chiunque ne sia interessato, si seguono caso per caso pappagalli che lo necesitino e si attiva una sorta di asilo per pappagalli che abbisognino di socializzare e acquisire competenze.

E’ importante sottolineare che occuparsi di pappagalli risulta essere poco compreso consideato che il livello empatico che mediamente un essere umano è in grado di esprimere è elevato per quegli animali coi quali la nostra società è usa convivere, come i cani e i gatti, ma lo è molto meno nei confronti di un uccello per quanto maltrattato esso sia. Un pappagallo, in particolare, nella mentalità comune deve rispondere a determinati canoni (parlare, ad esempio) e stimola certamente un sentimento di simpatia, tutt’al più di fastidio (quando è deplumato), ma raramente di pena e compassione. Men che meno è immediata la comprensione delle sue caratteristiche, complice un amalgamarsi deleterio di informazioni rabberciate o, peggio, tendenti a creare mercato.

Ecco un altro tra gli ostacoli che dobbiamo affrontare in termini di comunicazione, in aggiunta alla difficoltà di esprimere concetti complessi perchè stimolino il rispetto di animali che a volte costano non più di dieci euro, ma in grado di ragionare e soffrire quanto un bambino di tre anni.
Io sono il presidente di AIRAS.

Da poco è sul mercato  Bir Detox un nuovo prodotto specifico per i pappagalli, il primo integratore specifico, un prodotto molto atteso perchè?

Nonostante in AIRAS applicassimo e ai recuperati ed agli assistiti, il cambio alimentare graduale e mai forzato, i pappagalli arrivavano ed arrivano a noi con importanti problemi epatici: vere e proprie sindromi da fegato grasso. Per questa ragione AIRAS (nella mia persona e in quella del mio socio fondatore Alfonso Filippi che si occupa della grafica dell’Azienda DRN) chiese a DRN di formulare un prodotto efficace per la cura del fegato, organo importantissimo e dalle peculiari caratteritiche negli uccelli, apportando la nostra esperienza ed opinione. Per ben quattro anni DRN ha prodotto BirDetox per aiutare i pappagalli di AIRAS, a titolo di sostegno del nostro impegno associativo. Dati i risultati soprendenti confermati anche dai nostri veterinari, la sottoscritta insistè affinchè questo prodotto fosse commercializzato perchè era il solo modo che mi permettesse di aiutare i pappagalli non di AIRAS che avevo in assistenza i quali, per bene che andasse, mi riportavano e continuano a farlo, un passato di tragiche storie alimentari.
Ecco che si affaccia sul mercato un prodotto, BirDetox, che non solo utilizza il principio attivo di riferimento per le cure del fegato, la silimarina (estratta dal cardo mariano) che presenta un effetto rigenerante gli epatociti aumentandone il metabolismo, un effetto di protezione contro molte sostanza epato-tossiche e un effetto antiossidante, ma contiene in aggiunta un acceleratore dell’azione della silimarina, il tutto coadiuvato da altre sostanze vegetali. Insomma, nell’insieme un prodotto che fa la differenza, a tal punto che il recupero dei pappagalli ci viene decisamente facilitato.

 

Quali gli errori più frequenti che vede nella gestione in cattività di questi animali?
Innanzitutto la vendita di questi animali parte col piede sbagliato sin dalle prime battute: un pappagallo, che cresce passando lunghe e complesse fasi come l’infanzia, l’adolescenza, l’età sub-adulta, quella adulta e giunge a lunghe vecchiaie, necessita di un’educazione specifica, ossia impartita dai genitori biologici e non certamente dall’essere umano; infatti i pappagalli allevati “a mano” o “allo stecco” (come si suol dire), sono e restano intelligenti animali che però si portano appresso gravi ritardi, che poi si esprimono in stereotipie e forti disagi sociali.
A dispetto di ciò, invece, vengono venduti in netto anticipo anche rispetto al fisiologico momento in cui il loro organismo è pronto ad affrontare la luce e le temperature esterne, quando è comunque assistito ogni attimo dai genitori e dalla complessa società pappagallesca. Per cui è la norma veder venduti, a proprietari inesperti, pulli implumi, del tutto inetti e impreparati ad affrontare il mondo. Come dicevo nelle righe precedenti, la scusa addotta è che maggiore sarà “l’attaccamento” al proprietario: del tutto inadeguata come scusa, visto che molti sono gli studi che smentiscono questa affermazione.

Sommiamo alla tendenza quasi irrefrenabile dell’uomo di antroizzare l’animale, anche che il linguaggio utilizzato dal pappagallo è pressochè sconosciuto (e un animale così intelligente apprende in poco tempo a scartare quella parte del linguaggio che non viene compreso): il risultato è che l’incomprensione di base tra pappagallo ed essere umano è pressochè totale.

In conseguenza di ciò, dunque, i problemi di comportamento sono all’ordine del giorno, come lo sono l’apportare l’educazione basilare ad animali, anche adulti, cui nessuno è stato in grado di indicare le proprie competenze e la gestione dei propri mezzi, formando così degli individui insicuri e confusi, non esiterei a definirli gravemente ritardati nel loro sviluppo di crescita mentale (spesso anche fisica).

Altri problemi si riferiscono all’alimentazione che ad oggi risulta ancora essere basata sul “sacchetto di semi oleosi e una foglia di insalata”, chiaro retaggio di una mentalità obsoleta: al contrario, i pappagalli sono dei vegetariani e come tali devono mangiare, con alimenti freschi e colorati, tenendo in considerazione peraltro che il loro ruolo biologico è quello di rompere i frutti e consumarne un poco lasciando cadere polpa e semi, sia per nutrire il popoloso mondo terricolo sottostante, sia per disseminare, anche in volo, i semi dei frutti di cui si cibano (e anche tranciare ramoscelli e foglie e corteccia a mò di potatura). In questo elementare concetto di comprensione e accettazione delle diversità che un pappagallo presenta e rappresenta, risiede una cospicua parte del suo benessere: per un pappagallo un’alimentazione varia, abbondante ed eccellente in termini di qualità è non solo salute per il suo organismo ma, cosa a pari importanza, stimolo fondamentale per la sua complessa mente.

Cosa bisogna tassativamente sapere prima di decidere di condividere la propria vita con un esemplare di questa specie?

Ciò che è indispensabile conoscere come una Bibbia è l’ecologia-etologia dell’animale. Proprio quando i tempi e le distanze si sono drammaticamente raccorciate, quella domanda tanto ricca di buon senso che i nostri nonni avrebbero fatto al cospetto di un animale esotico, “da dove viene?” e che oggi pare essere una curiosità inutile, dovremmo tornare a farcela.

Domandarsi “ma da dove viene questo animale?” è fondamentale perchè a questa seguirebbero poi altre domande a cascata. Forse, alla fine del turbinio di domande, capiremmo che servirsi a mano leggera di quello che con superficialità vediamo come un supermercato sempre aperto, la natura, causa gravissimi dissesti biologici e sofferenza tangibile, che sta davanti ai nostri occhi, nelle nostre case. Lo dico anche per gli animali selvatici ed esotici allevati in cattività, perchè l’essere umano è stato in grado di avere sovrannumeri di animali allo stato captivo che risultano inutili per il ripopolamento dell’habitat naturale.

Il consiglio che mi sento di dare è uno, fondamentale: imparate a Rispettare, visto che questo è il termine che racchiude i valori indispensabili per la sopravvivenza di questo pianeta; forse vado controcorrente, ma intendo sollecitare ad una riflessione, sottolineando che il termine “amore” è inadeguato e pericoloso in quanto racchiude quegli aspetti egoistici di cui i nostri amici animali patiscono la sottile, ma reale violenza.

 

Intervista di: Elena Torre

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