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Un Medico Veterinario “non convenzionale”

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La medicina veterinaria, così come quella umana, nella sua evoluzione sempre più rapida deve necessariamente contemplare quante più discipline possibili, integrando le pratiche “occidentali” a quelle “orientali” spesso frutto di tradizioni ed esperienze millenarie.\r\n\r\nPer sapere qualcosa in più sulla medicina veterinaria “olistica” abbiamo incontrato la Dottoressa Cristina Stocchino, Medico Veterinario, esperta in omeopatia ed agopuntura.\r\n\r\nQuando e perché hai deciso di dedicarti alla medicina “alternativa” per la cura degli animali?\r\nPreferisco il termine “non convenzionale”. Penso che la medicina omeopatica o l’agopuntura non siano alternative: la medicina è una sola, è la terapia che può essere differente. Ho cominciato ad occuparmi di medicina non convenzionale, quando aspettavo il mio primo figlio, e l’esigenza di non usare farmaci si è fatta più decisa. Ma avevo comunque da tempo dei dubbi circa l’utilizzo di sostanze chimiche per la cura delle malattie.\r\n\r\nQuali sono i limiti e le possibilità di questo tipo di medicina?\r\nLe possibilità sono enormi. Non esistono, di fatto, patologie che non possano essere curate con l’omeopatia o l’agopuntura, (ad eccezione di quelle prettamente chirurgiche), che essendo medicine olistiche curano il malato e non le sue malattie: i sintomi sono solo un messaggio di un corpo in disequilibrio; bisogna riuscire a interpretare questi sintomi, non limitarsi a cancellarli. I limiti sono insiti nel terapeuta, o meglio, nelle difficoltà e resistenze che incontra nella visita del paziente. Essendo medicine che si propongono di guarire il paziente e non solo curarlo, la visita clinica consta di un vero e proprio “interrogatorio”, oltre alla visita clinica vera e propria, e nel caso dei veterinari è il proprietario a “raccontare” il proprio animale; il veterinario omeopata e agopuntore deve riuscire a rimanere obiettivo nella constatazione dei fatti riguardanti quell’animale, anche se si tratta di sentimenti, tratti caratteriali, ecc. Spesso i proprietari raccontano l’animale che vorrebbero avere, non quello che hanno in realtà. Questo è sicuramente un limite, come è un limite il proprietario che non riesce proprio a parlare del proprio animale, o per timidezza o perché non lo conosce, non lo osserva. In questi casi il medico deve riuscire a cogliere, con l’osservazione, i dati che lo interessano maggiormente nel proprio paziente, soprattutto se si parla di animali non convenzionali.\r\n\r\nHai notato l’acuirsi di particolari patologie o disturbi negli animali negli ultimi anni? E’ possibile fare un parallelo con la crescita esponenziale di alcune patologie nell’uomo, come intolleranze alimentari o allergie?\r\nSicuramente le allergie, le intolleranze alimentari, i tumori, in medicina veterinaria, hanno avuto una crescita parallela a quella umana. D’altronde l’aria che respirano i nostri animali, e gli alimenti che mangiano, sono lavorati, sofisticati, inquinati, esattamente come quelli dei proprietari. Per esempio con l’avvento dell’alimentazione industriale nel gatto sono aumentate a dismisura le patologie del cavo orale e l’ipertiroidismo, che stanno incidendo pesantemente sulla salute dei gatti anziani, e le curve di crescita di queste patologie sono spesso sovrapponibili alla curva di crescita del consumo di alimenti industriali, tanto da non poter non vedere il nesso causale.\r\n\r\nSi può parlare di malattie di origine psicosomatica negli animali?\r\nSecondo la Medicina Omeopatica e la Medicina Tradizionale Cinese (di cui l’agopuntura è solo una delle branche), non esistono malattie, ma malati. In questo semplice concetto, (semplice ma di enorme significato), è detto tutto! La malattia non è fisica, è mentale. Quello che noi interpretiamo come malattia è solo un linguaggio che l’individuo utilizza per esprimere il proprio disagio, ma la malattia è mentale, è dell’anima, è sempre un disagio esistenziale, è un’impossibilità di raggiungere i propri scopi esistenziali.\r\n\r\nCi sono specie che secondo te rispondono meglio di altre alle terapie non tradizionali?\r\nIo utilizzo l’omeopatia e l’agopuntura come prima scelta in tutti gli animali che visito, compresi i non convenzionali. Tutti gli animali rispondono in maniera eccellente, se il terapeuta è competente e riesce a cogliere il vero significato dei sintomi espressi dal paziente.\r\n\r\nCi racconti un caso che ti ha particolarmente colpito?\r\nMi è rimasto impresso il caso di una giovane cavia con un problema congenito che si manifestava con difficoltà a mantenere la stazione eretta per disturbi all’organo dell’equilibrio dell’orecchio interno (vista l’agenesia congenita del bulbo oculare, presumibilmente congeniti). Con cinque sedute di agopuntura, la cavia è stata in grado di riprendere la stazione eretta. L’altro caso che mi sovviene è il trattamento omeopatico di un’iguana verde in apnea per polmonite ab ingestis causata dall’alimentazione forzata da parte del proprietario, che si riprese con un’unica dose di “Laurocerasus”, un rimedio omeopatico con, fra le altre, notevoli proprietà analettiche.\r\n\r\nCosa ti aspetti nel prossimo futuro dalla medicina veterinaria?\r\nPurtroppo non mi aspetto grandi cose, anche se auspico un miglioramento che andrebbe programmato e che, quindi, non vedo vicino. La nostra è una professione difficile, la preparazione universitaria è inadeguata, tanto che siamo costretti a migliorarla ricorrendo a corsi e scuole private, che hanno dei costi proibitivi soprattutto per i giovani laureati. Vedo che stiamo assorbendo dai medici delle caratteristiche non sempre positive, come l’estrema specializzazione in termini di apparati e sistemi (cardiologia, ortopedia, dermatologia, ecc.) che so che è la naturale evoluzione di una medicina moderna, ma sarebbe comunque necessario riuscire a non perdere la visione globale dell’individuo, la capacità diagnostica generale. Dobbiamo tenerci stretta la qualità impagabile, di saper fare diagnosi con quello che vediamo, odoriamo, sentiamo (con le orecchie e con il tatto), utilizzando gli ausili diagnostici per quello che sono: degli aiuti alla diagnosi.\r\n\r\nIntervista di: Cinzia Ciarmatori

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