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“Storia umana e inumana” di Giorgio Pressburger

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Giorgio Pressburger

\r\nStoria umana e inumana \r\nBOMPIANI, Collana Narratori italiani, pagine 400, 18,50

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“Il Novecento come l’inferno dantesco. Una delle opere più sorprendenti dell’anno.”  Dino Messina, Corriere della Sera

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“un percorso dolorosissimo che si rovescia in una dolce, misteriosa alba.” Giuseppe Leonelli, La Repubblica

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Giorgio Pressburger prosegue il viaggio “dantesco” iniziato con la discesa nell’inferno del Novecento di Nel regno oscuro (2008), conducendo il lettore attraverso i due episodi successivi: Nella regione profonda e Nei boschi felici, ossia ancora sul modello dantesco, il purgatorio e il paradiso. Ma l’abbandono delle atmosfere infernali è parziale e relativo, giacché il suo viaggio non ha carattere ascendente, piuttosto circolare: pensieri, ricordi, esperienze, riflessioni, si affollano nella mente del protagonista narratore e tornano ossessivi a scandire gli incontri con i vari personaggi del libro. Figure storiche, grandi dittatori, grandi filosofi e grandi artisti, personaggi della Divina Commedia, protagonisti della contemporaneità come il camorrista Sandokan e Nelson Mandela, musicisti come Mia Martini che vaga nello spazio alla ricerca di un uomo che sia sincero o come Luis Armstrong e Ella Fitzgerald, veri e propri datori di felicità al pari di Fred Astaire e Ginger Rogers che danzano sul limitare dell’immaginato paradiso e infine le figure amate e rimpiante come il nonno e il fratello Nicola.

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Tutte le presenze del libro vengono a costituire una galleria ricchissima e sfaccettata che impone al protagonista di ripensare alla propria vita collocandola sia all’interno della storia millenaria del popolo ebraico, sia sullo sfondo del recente “secolo breve” – quel Novecento che ha segnato la sua esistenza e che più che mai si è accanito contro i valori supremi cui Pressburger nonostante tutto crede: l’amore e la libertà.  Storia umana e inumana, che è costato all’autore dodici anni di ricerca e di lavoro, può anche essere letto come un grande dizionario di archologia letteraria e storica, vi si affastellano lingue – ebraico, ungherese, yiddish, sudafricano, congolese, armeno, turco, sanscrito e altri idiomi – centinaia di autori, citazioni, libri. Freud che aveva accompagnato, come Virgilio,  il protagonista nel viaggio del primo romanzo, viene sostituito, adesso,  da una guida speciale come Simone Weil. Il dialogo con i morti, la riflessione sulla storia, l’analisi critica di una realtà caotica e multiforme si risolvono in visione, allucinata e onirica, ma soprattutto poetica: e dichiaratamente poetica è infatti la prosa di Pressburger, scandita da spazi bianchi che accennano a un ritmo di versificazione e invitano a una lettura “inattuale”, segnalando un progetto letterario contro corrente rispetto alle tendenze dominanti di questo inizio secolo.

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Giorgio Pressburger, nato a Budapest nel 1937, è autore di diverse pubblicazioni, tra cui: Sulla fede (2004); L’orologio di Monaco (2003); L’elefante verde (2002). Con il fratello Nicola ha scritto Storia dell’ottavo distretto (2001). È anche autore di testi teatrali, tra i quali La partita (Premio Pirandello) e Le tre madri (Premio Flaiano), regista teatrale e cinematografico, collaboratore dei principali quotidiani italiani. Per Bompiani ha pubblicato nel 2008 Nel regno oscuro.

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Fonte: Alba Donati

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