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INTERVISTA STANLEY RUBIK

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Gli Stanley Rubik sono: Dario Di Gennaro (voce), Gianluca Ferranti (chitarra), Domenico D’Alessandro (chitarra) e Andrea Bonomi Savignon (batteria). La band nasce a Roma nel 2011 e richiama, a partire dal nome, le contraddizioni insite nella contemporaneità, sia a livello artistico che esistenziale. La loro musica è cinematica, carica di tensioni, risolte o meno, tuttavia descritte con un’ironia latente e un sarcasmo tragicomico di fondo che richiamano lo stile registico di Kubrik; nei testi echeggiano spesso le ossessioni, le ansie e le speranze del tempo presente, tinteggiate con colori diversi e (quasi) sempre irrisolvibili come nel Cubo omonimo. “lapubblicaquiete” è il primo lavoro ufficiale della band. L’EP, edito da Cosecomuni e distribuito da Believe Digital, è in vendita su iTunes e nei principali digital store dal 29 marzo 2013. Il disco è composto da tre brani realizzati in co- produzione artistica con i Velvet. Il 26 marzo 2013, a pochi giorni dall’uscita dell’EP, viene estratto “Pornografia”, il primo singolo della band. L’1 aprile è uscito in anteprima su Rockol il videoclip del brano, che vede alla regia Antonio Passavanti.\r\n\r\nNoi li abbiamo incontrati ecco cosa ci hanno raccontato.\r\n\r\nQuando nascono gli Stanley Rubik?\r\nGli Stanley Rubik, nascono circa 2 anni fa dall’incontro tra Dario e me (Gianluca). Oltre a condividere lo stesso posto di lavoro dopo pochissimi mesi abbiamo anche incominciato a condividere gli stessi ascolti fino a quando un giorno, quasi per scherzo, ci siamo ritrovati a casa di Dario alle prese con strumenti elettronici. Senza\r\nrendercene conto sono nati gli Stanley Rubik.\r\nA distanza di poco abbiamo sentito la necessità di un cambiamento, stare “chiusi” in casa di fronte al computer aspettando che il sequencer facesse il suo lavoro non ci stimolava più di tanto. Ed ecco che magicamente è arrivato Andrea il nostro batterista che è stato come una scossa elettrica al progetto. Nonostante questi passi\r\nin avanti c’era ancora qualcosa che non ci convinceva a livello di suono. Domenico è stato il quarto elemento che ha completato il cerchio in modo definitivo.\r\n\r\nCosa nasconde il vostro nome?\r\nAlla base del nostro nome c’è un dualismo. Kubrick un regista visionario che accomuna tutti noi e il cubo di Rubik che nasconde al suo interno mille combinazioni e anche mille facce, quelle che tentiamo di raccontare nei nostri brani.\r\n\r\nPerchè avete scelto “lapubblicaquiete” come brano d’esordio?\r\nLa “pubblicaquiete” è da intendersi come un democratico punto zero, un contenitore tranquillo all’interno del quale ogni giorno ci muoviamo e determiniamo le nostre scelte. Questa calma apparente però nasconde delle fratture, delle contraddizioni che ritroviamo nella nostra quotidianità e che cerchiamo di far venire a galla attraverso la nostra musica.\r\n\r\nIn che modo descrivete la realtà che vi circonda?\r\nLa realtà che ci circonda non è mai descritta in modo diretto, preferiamo raccontare una storia attraverso delle sensazioni in successione, come una serie di fotogrammi.\r\nAlla fine quello che emerge è una narrazione emotiva, il più delle volte ci piace lasciare all’ascoltatore una costruzione semantica.\r\n\r\nCos’è per voi l’ironia e il sarcasmo?\r\nNoi non possiamo ridere per contratto!! Ok cazzate a parte, in verità anche se i nostri testi il più delle volte descrivono un aspetto per cosi dire “serio” della realtà, il nostro approccio musicale può invece\r\nconsiderarsi all’opposto. Ci sono delle autocitazioni e l’uso dell’elettronica, anche per chi ha avuto modo di vederci dal vivo, rappresenta l’aspetto ludico del progetto, consentendoci di non limitarci ad un unico aspetto di noi stessi. In più aggiungerei che c’è una grande dose di ironia in ognuno di noi a volte è difficoltoso fare\r\naddirittura le prove se incominciano a volare battute in sala prove!!\r\n\r\nCome nascono i vostri pezzi?\r\nIl più delle volte i nostri pezzi nascono da una sequenza elettronica, poi aggiungiamo i vari strumenti fino a quando tutto ci sembra in equilibrio. Anche la voce si comporta come uno strumento e le parole si incollano di volta in volta alla struttura del brano.\r\n\r\nQuanto peso hanno le parole e quanto la musica?\r\nAll’inizio il progetto Stanley Rubik era nato come un progetto strumentale con un approccio totalmente esterofilo. In seguito la scelta di cantare in italiano e quindi di aggiungere delle parole alla musica ha assunto sempre più un ruolo rilevante nella produzione dei pezzi. Adesso con il nostro primo EP alla mano e anche in riferimento ad un nostro futuro, possiamo affermare che testi e musica hanno entrambi un ruolo fondamentale nella definizione del nostro stile.\r\n\r\nDove affondano le vostre radici musicali?\r\nLa cosa interessante è che all’interno del gruppo abbiamo tutti un background differente, questo ci permette ogni volta di ascoltare cose nuove e di confrontarci senza darci per scontato. Ovviamente ci sono anche dei punti in comune sia nella sfera elettronica, tanto per citarne qualcuno Knife, Pvt, Bibio, Aucan ma anche nella\r\nsfera rock alternative come Puscifer, Battles, NIN, Radiohead etc etc. Come ti dicevo però a volte è anche difficile per noi rispondere ad una domanda del genere proprio per il fatto che siamo tutti molto diversi e le influenze sono tantissime, il nostro sound dipende prevalentemente proprio nel mantenere questo equilibrio cercandodi far convivere molteplici aspetti.\r\n\r\nIntervista di Cinzia Ciarmatori

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