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Studio su LE DONNE AL PARLAMENTO di Aristofane

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Giovedì 11 aprile ore 21.00\r\nVenerdì 12 aprile ore 10.00 e ore 21.00\r\nSabato 13 aprile ore 10.00 e ore 21.00\r\n\r\nTeatro Cantiere Florida\r\nVia Pisana 111/r (angolo Via di Soffiano) – Firenze\r\nInfo e prenotazioni:055/7130664 o 339 2558754 promozioni@teatroflorida.it\r\n\r\nRegia Giacomo Marconi | Con Marilena Macchia, Massimo Blaco e Diletta Amati, Sara Coletta, Rita Del Bue, Filippo Lusena, David Mariotti, Federica Morelli, Veronica Morelli, Daria Pacini, Leonardo Paoli, Samuele Ruga, Layla Saida, Blasco Sciarrino, Laura Taddei, Bruno Venticonti | Assistente alla regia Samuele Ruga | Scene Eva Sgro’ | Luci Marco Santambrogio | Fonica e consulenza musicale Andrea Casagni | Costumi Stefania Innocenti | Trucco Veronica Di Pietrantonio | Produzione Paolo Fontani | Produzione Associazione Culturale “Orsa Minore” 2013 in co-produzione con Coop. Soc. Il Cenacolo | Sponsor tecnico L’ALBERO FIORITO.\r\n\r\n“Io partecipo quanto voi alle sorti di questo Paese, sopporto e soffro amaramente per tutte le sciagure che affliggono la nostra città. Vedo che si ricorre sempre a governanti inetti, e chi si comporta bene per un giorno, si comporta male per dieci. Se ti affidi a un altro, farà ancora più danni. … Un tempo non esistevano parlamenti, ma almeno i ladri erano chiamati delinquenti. Ora che il parlamento ce l’abbiamo, chi ci guadagna si profonde in lodi per esso; chi no, predica che chiunque cerchi di trarne profitto si merita d’essere messo a morte. … E la causa di tutto questo siete voi, cittadini, perché ognuno di voi mira al proprio privato vantaggio, e intanto lo Stato va a rotoli. Ma, se mi date retta, potete ancora salvarvi. Io dico che bisogna affidare il governo alle donne”\r\n\r\nFino a che punto bisogna arrivare perché una comunità prenda coscienza che per sopravvivere è necessario un cambiamento profondo e radicale? Come liberarsi dei governanti corrotti, incapaci e disonesti? Che cosa succede quando sono gli esclusi dalla politica a prendere il potere? Esiste un’alternativa reale e praticabile all’attuale modello economico e sociale? Ne Le donne al parlamento Prassagora non è soltanto la “comandante”, colei che realizza il piano astuto con cui le donne, fingendosi uomini, riescono a farsi affidare il governo della città, ma è l’ideatrice stessa del nuovo modello di società, colei che trova una sua personale risposta a ognuna di queste domande e decide poi di agire per “il bene comune”.\r\n\r\nÈ stata questa consapevolezza il punto di partenza di un percorso che ha portato a una completa rilettura del testo di Aristofane: la vicenda tratta dell’instaurazione di un regime a seguito di una profonda crisi della politica. In scena si raccontano pertanto tre storie: quella tradizionale, di persone (donne) benestanti, colte, che agiscono per affermare e tutelare i propri interessi, di altri (uomini) ricchi e corrotti dal potere, pigri, incapaci d’iniziativa e che comunque cadono sempre in piedi e infine quella degli “esclusi”, inizialmente ammaliati dalle parole di Prassagora e fiduciosi di poter contribuire alla rinascita dello Stato, ma che, seppur inconsapevolmente, poveri ed emarginati sono destinati a rimanere.\r\n\r\nIl lavoro, frutto di un laboratorio, ha quindi stravolto le relazioni tra i personaggi, obbligati, coscientemente o meno, a rapportarsi con la protagonista anche in sua assenza. Gli occhi di Prassagora sono sempre presenti, vigili; ciò che profetizza si compie in tutti i dettagli, capace di incidere, a suo piacimento, sul destino dei singoli e dell’intera comunità.\r\n\r\nDopo quasi 2500 anni, il testo di Aristofane, di cui si è mantenuta una traduzione fedele all’originale greco, alternando oscenità, sberleffo, attacco politico, sogno e utopia, con registri e linguaggi diversi, ci urta sapientemente, costringendoci a riflettere su tematiche ancora attuali.\r\n

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