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Maria Laura Baccarini, l’intervista

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Dal 21 febbraio al 3 marzo 2013 sarà in scena al Tieffe Teatro Menotti di Milano lo spettacolo “Gaber, io e le cose” dedicato a Giorgio Gaber.\r\n\r\nAbalone Productions/Casa degli Alfieri\r\ncon Maria Laura Baccarini (voce) e Régis Huby (violino)\r\nregia Maria Laura Baccarini e Elena Bono\r\ntesti di Giorgio Gaber e Sandro Luporini\r\nda un’idea di Maria Laura Baccarini e Elena Torre\r\narrangiamenti e musiche originali Régis Huby\r\ndisegno fonico Giuseppe Barresi\r\ndisegno luci Marco Burgher\r\n\r\nAbbiamo incontrato Maria Laura Baccarini, ecco cosa ci siamo detti:\r\n\r\nQuando e sotto quale spinta nasce lo spettacolo Gaber io e le cose?\r\n\r\nL’impulso che ha guidato la creazione di questo piccolo intenso viaggio è stato un gesto naturale…\r\n\r\nCrescere è naturale, e per me questo spettacolo-concerto-recital  è una tappa bellissima di una semplice e inevitabile trasformazione. Sicuramente in questi ultimi anni ho fatto scelte un po’ radicali, sono andata verso cose che non conoscevo… ho imparato a prendermi la responsabilità di quello che faccio, a rispondere delle mie scelte. Questo progetto è qualcosa di profondamente mio…\r\n\r\nGaber e Luporini è come se avessero scritto parole incarnate…i loro testi sono vivi, respirano, sono caldi del sangue che gli scorre dentro, attraversati dalla vibrazione dell’umano e dall’intelletto… quindi, per rispondere meglio, l’impulso è stato la semplice voglia di dire cose in cui credo, che condivido e che filtro col mio sentire …una grande gioia …\r\n\r\nPerchè ‘mescolare’ canzoni e brani tratti dalla prosa dell’opera Gaber Luporini?\r\n\r\nPerché non c’è nessuna differenza…. C’è solo un discorso, un lungo discorso di 40 anni nel quale hanno cambiato direzioni, maturato le proprie opinioni, hanno attraversato analizzato le grandi “questioni” dell’essere umano, spesso e volentieri lasciando anche  grandi punti interrogativi in sospeso… ma il flusso del loro “dire” è continuo…e che abbiano usato la musica o solo la parola nuda, è una scelta, ma non cambia l’intensità e il peso del loro linguaggio. In fondo non ho avuto la sensazione di “mescolare” , ma di affrontare un unico discorso servendomi delle loro straordinarie parole per aprire la mia mente e il mio cuore.\r\n\r\nQuale il filo rosso che lega lo spettacolo?\r\n\r\nImmaginiamo un essere umano al centro del mondo, del suo piccolo grande mondo… lo facciamo ruotare su se stesso e ad ogni piccola rotazione c’è uno dei grandi interrogativi della propria vita: il mistero del rapporto uomo-donna, la ricerca del vero se stesso, le incompatibilità con il Sitema, l’inspiegabile allegria e benessere che lo sorprendono anche solo davanti ad un’alba, la  sua crisi , lo spettacolo impietoso della sua autodistruzione, e poi la ricostruzione dei suoi valori, la consapevolezza, anche di cio’ che non si conosce e che rimarrà il mistero della vita… ma proprio dentro quel mistero c’è tutta la bellezza dell’esistenza e dell’UOMO…\r\n\r\nIl filo rosso è la vita e la sua complessa semplicità…\r\n\r\nDa un punto di vista vocale come hai affrontato canzoni scritte per una voce maschile in più tanto particolare?\r\n\r\nDal punto di vista stilistico mi ha molto aiutato la rivisitazione musicale degli arrangiamenti di Régis Huby, un universo minimalista e ricchissimo di emotività che lascia al testo uno spazio perfetto, sospeso… le parole sono libere, portano con se tutto il loro senso più profondo… entrarci dentro è stato bellissimo, emozionante e naturale…\r\n\r\nTutti gli interrogativi e i dubbi che avevo prima di cominciare questa avventura sono svaniti istantaneamente quando ho cominciato a lavorare nel concreto… La voce e la “maschera” di Gaber sono talmente perfette e personali da non dover essere nemmeno sfiorate… una donna rischia meno di farsi influenzare e di cadere nella trappola dell’imitazione… al contrario trova il supporto di quell’anima sensibile di Gaber  e Luporini, della loro ricerca e analisi della vita … una donna è certamente nel suo elemento….\r\n

\r\n\r\nA dieci anni dalla scomparsa del Signor G  quanto abbiamo ancora da imparare da lui?\r\n\r\n

\r\nLa comprensione della realtà, essere vivi e coscienti della propria unicità, ritrovare un rapporto vero col proprio “pensiero”, non nascondersi dietro uno spillo facendo finta che tutto si risolverà solo col “tempo che passa”, diventare “attivi” “critici” prima di tutto con noi stessi, ma anche col mondo che ci circonda, saper ascoltare, non aver paura di crescere di evolversi, di cambiare…Gaber e Luporini ci ricordano che fuggire dalla realtà è inutile, ci raggiungerà prima o poi e non potremo evitarla…meglio conoscerla e guardarla negli occhi come guardare noi stessi in uno specchio sincero…\r\n\r\nCi insegnano a ritrovare una strada per amare l’essere umano per quello che è … senza smettere di sperare in cio’ che “potrebbe diventare”…\r\n\r\nIntervista di: Cinzia Ciarmatori

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