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La Cricca: l’intervista

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\r\n\r\nDa poco è uscito “IN QUALCHE MODO”, il disco d’esordio della band milanese LA CRICCA. Prodotto da Diverso e distribuito da Self, l’album in vendita nei negozi tradizionali e negli altri digital. Abbiamo avuto l’occasione di incontrare la band ed ecco cosa ci hanno raccontato.\r\n\r\nQuando nasce e sotto quali venti si forma La Cricca?\r\n\r\n

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\r\n\r\nLa Cricca: Il progetto nasce due anni fa, ma i componenti suonano insieme da 4 anni più o meno, in qualità di cover band. Tutto è iniziato quando è arrivata la proposta di Marco Cerutti di fare un disco, lasciandoci carta bianca: e il disco è nato “in qualche modo”.\r\n\r\n

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\r\n\r\n’In qualche modo’ è un disco molto duro, un esordio coraggioso o inevitabile?\r\n\r\n

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\r\n\r\nLa Cricca: Né coraggioso né inevitabile, forse l’aggettivo più appropriato è Onesto. Non c’era la reale necessità di dire qualcosa in particolare, ma dal momento che ci è stata data l’opportunità abbiamo scelto di farlo in completa sincerità.\r\n\r\n

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\r\n\r\nEsiste un ‘modo giusto’ per dire le cose?\r\n\r\n

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\r\n\r\nLa Cricca: C’è sempre un modo adatto di dire le cose, noi abbiamo scelto questo perché adatto a noi: senza trucchi. Se c’è bisogno di mandare “a quel paese” non si può fare con gentilezza.\r\n\r\n

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\r\n\r\nBisogna essere cinici per sopravvivere?\r\n\r\n

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\r\n\r\nLa Cricca: Il cinismo è una buona difesa, noi abbiamo comunque una forte componente vitale. Il cinismo aiuta ad affrontare gli schiaffoni senza avere l’illusione che questi potessero essere degli abbracci. Ma siamo sempre disposti a prenderne ancora, così come a darli.\r\n\r\n

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\r\n\r\nCome sta il Rock italiano?\r\n\r\nLa Cricca: Come il resto (o la maggior parte) della musica italiana: in penombra. Il rock comunque, come qualunque altro genere, è solo un genere, un vestito che si indossa a seconda dell’occasione.\r\n\r\n

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\r\n\r\nQuale il compito della musica oggi secondo voi?\r\n\r\n

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\r\n\r\nLa Cricca: Se proprio la musica deve avere un compito o una missione, forse dovrebbe servire a distrarre chi ci si immerge e farlo sentire il meno naufrago possibile. Tutti sentiamo e vediamo le stesse cose del mondo ma le chiamiamo con nomi diversi.\r\n\r\nIntervista di: Elena Torre\r\n\r\n

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