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Giuseppe Delre, l’intervista

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Incontriamo Giuseppe Delre a pochi giorni dall’uscita del suo “Gateway to Life” (Abeat Records/IRD).\r\n\r\nL’album, promosso con il sostegno del P.O. FESR PUGLIA 2007/2013 ASSE IV – PUGLIA SOUNDS ed il supporto della Fondazione Andidero, contiene 10 brani inediti e due cover ispirati ad atmosfere e sonorità latin ed even eight, passando per il funk e la jungle.\r\n\r\nEcco cosa ci siamo detti.\r\n\r\n \r\n\r\nCosa c’è oltre i confini del Jazz?\r\n\r\nOltre i confini del jazz c’è la voglia di fare una musica che sia priva di catalogazione. Una musica animata dalla voglia di comunicare. Oltre i confini del jazz c’è il voler raccontare a tutti a prescindere quel che normalmente ci si aspetta quando si mette davanti ad un opera un etichetta. Penso che il mio disco sia il lavoro di un artista che si esprime in maniera sincera e diretta, un artista a cui le etichette non sono mai piaciute. Ho iniziato con la lirica, passando poi alla musica vocale da camera fino a ritrovarmi nel jazz. Probabilmente la mia curiosità mi spingerà ancora oltre…spero!\r\n\r\nCosa rappresenta per te la contaminazione?\r\n\r\nLa contaminazione per me rappresenta un arricchimento laddove il risultato finale sia autentico e privo di sovrastrutture. Contaminare significa avere la mente aperta a non precludersi mai la possibilità di prendere rischi in virtù di un risultato artistico veritiero e rappresentativo di se stessi. Quando collaboravo con il gruppo The Bumps facevo della voce un uso non convenzionale che mi portava sempre a mettermi in gioco per ricercare un suono, un mood diverso che potesse essere motivo di indagine timbrica e stilistica.\r\n\r\nDove sta andando la musica? Il suono?\r\n\r\nNon so dove stia andando. Ci sono diverse correnti oggi. C’è un ritorno a vintage da un lato e dall’altro un uso a volte spasmodico di plugin capaci di simulare orchestra e strumenti solisti. Mi auguro che il buon gusto possa sempre mutuare il tutto.\r\n\r\nCosa contiene questo tuo ultimo lavoro? Cosa racconta? Cosa vuole trasmettere?\r\n\r\nGateway to life contiene dieci brani inediti e due cover che raccontano storie ed emozioni comuni a tutti. È un progetto dedicato all’uomo e al tempo che passa; all’uomo immerso nel quotidiano di tutti i giorni nell’affannosa ricerca di se stesso e della felicità. In un momento di grande incertezza e precarietà socio economica anche i rapporti personali subiscono cambiamenti per cui spesso si rischia di perdersi o disperdersi. Ne scaturisce di conseguenza una voglia di riappropriarsi di se stessi cercando di dare un nuovo significato a tutto quel che ci circonda e soprattutto alla nostra vita; di lì la ricerca di una porta – come lo stesso titolo dice – che ci ricongiunga e ci riporti a noi stessi. È quello che ho cercato di raccontare nei brani Live Your Time e In The Middle. Questo disco vuole anche trasmettere a chi lo ascolta la voglia a non lasciarsi mai andare e a credere sempre in se stessi e nella forza che ognuno ha dentro.\r\n\r\nDove ha radici la tua musica?\r\n\r\nLe mie radici sono nella forma canzone e nella musica classica mutuata dalla grande curiosità che mi ha sempre contraddistinto e che sempre mi porta alla ricerca alla’indagine di nuove maniere di espressione e di “tradimenti musicali” lasciando un lido per un altro. Mi sono formato studiando l’opera, la musica vocale da camera e i songwriters del xx secolo: I miei maestri sono stati. W. A. Mozart, M. Ravel, P. Metheny, R. Shumann, A. Vivaldi, G. Faure, B. Bacharach, C. Porter, E. Costello, M. Murphy, K. Elling, V. Mendosa, B. Evans, S. Wonder, F. Sinatra, I. Lins, D. FischerDieskau e tanti altri. Devo molto ai miei genitori che fin da piccolo mi hanno fatto ascoltare tantissima musica e sempre diversa. Indubbiamente la forma canzone è quella che mi affascina maggiormente e che in questo disco la fa da padrona visto che contiene ben dieci brani scritti interamente da me,\r\n\r\nSe tu dovessi indicare tre tappe imprescindibili della tua formazione quele segneresti?\r\n\r\nSenza alcun dubbio la scelta a diciotto anni di intraprendere lo studio del canto e subito dopo la grande scoperta del jazz mentre ultimavo gli studi, l’incontro con Cinzia Spata che mi ha spronato a crede maggiormente nelle mie possibilità e questo disco dove finalmente ho deciso pienamente di mettermi in luce più che come vocalist interprete come autore e arrangiatore. Penso che questa sia la mia strada, anzi la mia porta per la vita!\r\n\r\nIntervista di: Cinzia Ciarmatori

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