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Due chiacchiere con… Paolo Rigotto

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\r\n\r\n \r\n\r\nPaolo Rigotto, torinese, anticonformista doc, è uscito con il suo nuovo album: l’Uomo Bianco. Un mappamondo che spunta da una tazza del wc è la sua copertina: l’irriverenza parla da sé sin dalle immagini e noi non potevamo farci sfuggire una chiacchierata con lui…\r\n\r\nUn mappamondo dentro la tazza di un wc come immagine di copertina. Ce la spieghi? È stato l’illuminante caso a farmi incontrare il wc di casa mia proprio nel momento in cui cercavo un’immagine esplicita per descrivere il lavoro distruttivo che ha portato l’”Uomo Bianco” ad essere la razza più autolesionista conosciuta in questo lato del cosmo. Il mappamondo era lì accanto. Non ho idea del perché. L’immagine funziona, soprattutto in virtù del fatto che il mappamondo ancora non passa attraverso l’apertura della tazza. Potrebbe salvarsi.\r\n\r\nChi è l’Uomo Bianco? Come nasce questo cd? L’Uomo Bianco è innanzitutto l’uomo occidentale, egocentrico ed ipocrita, ma non solo. Oggi le nuove economie emergenti hanno altri colori, ma si comportano allo stesso modo: il pianeta è un supporto sul quale spalmare la nostra civiltà (che per gli uomini è straordinaria). Il CD nasce per caso, dopo aver scritto e registrato due/tre canzoni le cui tematiche erano per certi versi affini tra loro. Le idee si alimentano da sé, nel giro di sei mesi ho raccolto materiale sufficiente per confezionare un disco.\r\n\r\nCi parli un po’ della tua formazione musicale? Devo ringraziare mio fratello Beppe se già all’età di tre o quattro anni potevo trovare in casa i dischi dei Pink Floyd e dei Genesis. Sono sempre stato ipnotizzato dai solchi del vinile e dai suoni che produceva. Tempo dopo ho capito che si trattava di musica, e ho provato ad imitarla con i primi strumenti Bontempi e successivamente, verso i dodici anni, con il primo registratore 4 piste a cassette. Fino alla maggiore età il mio principale interesse era ascoltare tutta la musica di cui sentivo parlare, dal prog rock degli anni ’70 alla new wave degli ’80, da Siouxie e gli XTC a Brian Eno, da John Coltrane ad Ornette, con un occhio di riguardo ad Al Bano Carrisi. Successivamente ho studiato batteria e collaborato con artisti jazz e rock di Torino (Syndone, Nik Comoglio, Antonio Fontana, Marco Piccirillo, Dario Bruna) e con cantautori di varia astrazione (Banda Elastica Pellizza, Francesco Stabile).\r\n\r\nI titoli che tu dai alle canzoni sembrano quasi un percorso racchiuso in un “venire al mondo” (prima e dopo). È così? Beh, è così. “Venire al mondo” è il primo indispensabile passo per entrare in contatto con questo mondo assurdo, viverlo e, infine, venire nuovamente al mondo. Stavolta, però, un altro mondo.\r\n\r\nQuale il brano in cui ti ritrovi di più? Dal punto di vista lirico direi “Quasi quasi”, anche se non sono una persona così cupa e pessimista, anzi. Però mi ci riconosco, mentre musicalmente sono molto affezionato a “La Via Lattea”.\r\n\r\nProgetti musicali futuri? Continuare ad avere progetti musicali. O almeno progetti. Meglio se musicali.\r\n\r\n \r\n\r\nIntervista di Sara Missorini – Fonte: Esserciweb\r\n\r\n 

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