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Siccità in Toscana

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 \r\n\r\nCome certificato dai dati del Servizio Idrologico Regionale, la Toscana sta affrontando una emergenza idrica senza precedenti, con la piovosità che negli ultimi anni si è ridotta vertiginosamente. Ormai esistono una moltitudine di studi, anche recentissimi, che indicano come nei prossimi anni questa situazione generale andrà consolidandosi per effetto del mutamento climatico in atto. Il problema pare oggi affrontato preoccupandosi quasi esclusivamente di garantire il soddisfacimento della domanda del settore agricolo, industriale e civile, come se questi fossero sistemi isolati dal contesto ambientale che li circonda.\r\n\r\nI gestori dei servizi idrici prospettano razionamenti dell’acqua potabile, l’agricoltura riporta già oggi ingenti danni alla produzione, ma pochi si rendono conto del gravissimo danno ambientale che la siccità prolungata sta arrecando agli ecosistemi fluviali e alla biodiversità in genere. L’ingressione di acqua di mare nel tratto finale dell’Ombrone grossetano e nei corsi d’acqua della Versilia, tratti dell’Arno e dell’Elsa con portate inferiori al deflusso mino vitale, morie di pesci segnalate un pò ovunque nella regione, il lago di Santa Luce a Pisa completamente sparito, sono solo alcuni dei segnali del danno ambientale che chiunque può vedere.\r\n\r\n \r\n\r\nCi sono decine di corsi d’acqua in secca da lungo tempo, altri più importanti in gravissima anossia, con pericoloso aumento delle temperature, aumento di alghe di origine eutrofica e formazioni mucillaginose. In molti casi la portata superficiale si è ridotta a poche decine di litri al secondo, quando questa non arriva a coincidere con lo scarico dei depuratori urbani disseminati lungo il territorio (se presenti o funzionanti). La pioggia finalmente arrivata nella giornata di domenica, forse ci porterà sollievo dal grande caldo, ma non colmerà certamente il deficit idrico che gli ecosistemi stanno sopportando dopo la lunga stagione siccitosa di quest’anno.\r\n\r\n \r\n\r\nIl 2015 è l’anno entro cui l’Italia dovrà portare gli ecosistemi d’acqua dolce ad un “buono stato ecologico”, come previsto dalla Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE. Tale obiettivo è raggiungibile solo mettendo in atto strategie di conservazione e gestione della risorsa idrica che affrontino nella loro complessità le interazioni uomo/acqua, dal governo del prelievo fino alla corretta depurazione e restituzione in ambiente, passando per una corretta gestione degli ecosistemi (in coda gli 8 suggerimenti del WWF)\r\n\r\nE’ ora di impostare piani colturali adeguati alle capacità irrigue dei luoghi, non limitandosi a trattare il fiume come una “tubatura naturale” da cui attingere a piacere, ma osservando precisi limiti di sfruttamento che ne preservino le funzionalità ecologiche, dalla sorgente alla foce, così come la normativa indica già oggi.\r\n\r\nE’ il momento di obbligare all’uso di tecniche irrigue efficienti: non è comprensibile sprecare importanti percentuali di acqua per evaporazione, innaffiando i campi nelle ore calde del giorno, con temperature superiori ai 30 gradi. Né è comprensibile come si possano ancora proporre in Toscana impianti a biomasse basati su colture irrigue come il mais.\r\n\r\nSiamo un popolo che ha perso la cultura dell’acqua e il suo rispetto: in Italia si prelevano mediamente dalle acque superficiali e sotterranee oltre 400 litri/giorno di acqua ad uso potabile per abitante (340 litri/giorno in Toscana; dati ISTAT 2008), valore decisamente sopra la media europea (incluso paesi meridionali come la Spagna), e registriamo inoltre il primato del consumo di acque minerali. Molti cittadini continuano ad avere stili di vita poco responsabili, ignorando gli sprechi e non esitando a prelevare acqua in falda (o perfino dall’acquedotto) pur di mantenere verde il proprio prato anche in questi periodi di siccità estiva, rendendo sempre meno verdi, per contro, i sistemi naturali da cui quell’acqua in ultima analisi deriva.\r\n\r\nNegli strumenti urbanistici della nostra regione non è ancora previsto, tranne rare eccezioni, l’obbligo del recupero di acque meteoriche per certe ristrutturazioni e nuovi edificati. In un territorio che ospita grandi aree a rischio desertificazione non è più accettabile continuare ad autorizzare la costruzione di grandi strutture ricettive, campi da golf, piscine private e ulteriori lottizzazioni ad alto fabbisogno idrico senza basarsi su dati certi (o almeno cautelativi) sulla disponibilità idrica del prossimo futuro. Valutazioni, queste, che le leggi esistenti imporrebbero già di fare ma che sono quasi sempre effettuate con superficialità o scarsi dati a disposizione. Analogamente, negli ultimi decenni si è spesso costruito senza che i depuratori fossero realizzati o correttamente dimensionati per recepire gli scarichi prodotti dai nuovi insediamenti, a scapito dei nostri fiumi.\r\n\r\nIn ultimo, ci preme sottolineare il pessimo stato in cui versa la vegetazione riparia della maggior parte dei corsi d’acqua toscani. La vegetazione riparia riveste un ruolo tecnico fondamentale nel funzionamento ecologico dei corsi d’acqua, favorendo meccanismi di autodepurazione, contrastando con l’ombreggiamento l’evaporazione ed il riscaldamento delle acque (e la conseguente perdita di ossigeno), determinando occasioni di protezione per i pesci, offrendo micro-habitat e rifugio per molte specie. Non è un caso infatti se lo stato della vegetazione riparia sia fra gli indicatori principali previsti dalla Direttiva Acque per la valutazione della funzionalità ecologica di un fiume. Nonostante ciò, da parte degli enti competenti la gestione della vegetazione si è realizzata in più contesti con la rasatura al suolo della vegetazione stessa, in ossequio ad una malintesa implementazione della sicurezza idraulica che assimila il fiume a mero canale di scolo.\r\n\r\nAlla situazione di oggi ha contribuito anche l’agricoltura, che spingendosi oltre i limiti per recuperare terreni coltivabili ha spesso ridotto la vegetazione riparia a una minuscola fascia, o l’ha eliminata completamente.\r\n\r\nCome mostra l’andamento climatico, la siccità è un problema cui i toscani dovranno far fronte con crescente frequenza, diventando questione che esige l’impegno fattivo di tutti, oggi per l’immediato futuro. La crisi ecologica che stiamo vivendo in questi anni, oltre a rivelarsi crisi economica, è anche e soprattutto crisi di valori fondamentali che dobbiamo assolutamente recuperare, nell’idea di uno sviluppo sostenibile, in armonia con la natura.\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\nBOX DI APPROFONDIMENTO\r\n\r\nAlcune proposte del WWF per non trovarsi impreparati:\r\n\r\nRiportare l’attenzione sull’intero ciclo dell’acqua e sulla sostenibilità dei prelievi, dando vero compimento ai piani di distretto e bacino idrografico, definendo finalmente il bilancio idrico per quei bacini che ne sono ancora sprovvisti e rivedendo i quantitativi ad oggi autorizzati per tutti gli usi, nell’ottica di quanto già stabilito nel Piano di Tutela delle Acque della Toscana e di quanto  prescrive la Direttiva Europea “Acque”.\r\n\r\n–    Effettuare una puntuale e attenta valutazione della sostenibilità ambientale di piani e programmi urbanistici rispetto al ciclo dell’acqua, evitando di aumentare l’urbanizzazione (e quindi consumi e scarichi) in aree già in chiara carenza idrica (si pensi a tutta la zona costiera della Toscana).\r\n\r\n        Garantire una attenta valutazione e monitoraggio delle autorizzazioni al prelievo in acque superficiali e in falda per l’agricoltura.\r\n\r\n        Migliorare la depurazione delle acque reflue, eventualmente in funzione di un loro riuso, anche tramite la creazione di zone umide da utilizzare sia come serbatoio di accumulo che come ulteriore trattamento di depurazione naturale.\r\n\r\n        Coordinare le politiche agricole regionali nell’ottica dell’adattamento alla scarsità idrica: dare una decisa priorità all’orientamento verso coltivazioni a scarso o nullo fabbisogno idrico, migliori tecniche di irrigazione, colture intercalari, nuove tecniche di aratura, siepi e filari frangivento, e salvaguardare il reticolo idraulico minore dagli effetti dell’agricoltura intensiva.\r\n\r\n        Coordinare le politiche forestali regionali nell’ottica dell’adattamento alla scarsità idrica: salvaguardare le fasce boscate lungo i corsi d’acqua e ridimensionare quelle attività selvicolturali intensive che accentuano i fenomeni di aridità.\r\n\r\n        Sensibilizzare i cittadini sul ciclo dell’acqua e definire misure disincentivanti per gli sprechi.\r\n\r\n        Realizzare programmi di educazione e sensibilizzazione nelle scuole sull’utilizzo responsabile dell’acqua.\r\n\r\nFonte: WWF

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