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“Cooperazione sanitaria in Palestina, paese sotto embargo ed occupazione.”

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Dall’1 al 4 agosto si svolgerà il meeting la “Cooperazione sanitaria in Palestina, paese sotto embargo ed occupazione.”\r\nL’evento si apre il primo agosto con un concerto di benvenuto  presso il Caffè de La Versiliana ore 21,30  e procede il 2 ed il 3 di agosto nella stessa sede (ore 18,30) con due incontri dibattito con inizio alle ore 18 a cui partecipano Ilan Pappe, storico israeliano, Mairead Meguire Premio Nobel per la pace irlandese, Steve Sosebee e Rima Barkett presidenti rispettivamente di Palestine Children’s Relief Fund e di Architects of Peace, Angelo Stefanini e Caldes Funzionari del Ministero degli Affari Esteri e della Regione Toscana. Gli interventi degli ospiti stranieri saranno tradotti in italiano. Gli incontri saranno diretti e moderati da Lucia Goracci, giornalista della RAI e da Michele Giorgio corrispondente dal Mediooriente per Il Manifesto.\r\nIl giorno 4 alle 17.30 presso le Scuderie Granducali di Seravezza verrà inaugurata la mostra fografica “La Palestina della convivenza. Storia dei palestinesi 1880-1948”. Verrà quindi proiettato il film documentario “Dando una nuova vita” sul progetto regionale toscano “Cardiochirurgia pediatrica in Palestina” della regista palestinese Sahera Dirbas.\r\n\r\nChiedimo al Dr. Luisi cardiochirurgo pediatrico dell’ospedale Pasquinucci di Massa che da molti anni esegue interventi chirurgici su bambini cardiopatici in Palestina come mai ha voluto organizzare questo meeting.\r\n\r\nLuisi: c’è attualmente una vera e propria parola d’ordine che circola nel mondo fra intellettuali, giornalisti, attivisti, scrittori, membri della cooperazione internazionale e tanta gente comune, di raccontare cosa è accaduto e accade in questo momento in Palestina quale risorsa estrema per salvare quello che resta del popolo palestinese. Ho pensato di chiamare persone autorevoli che conoscono bene la storia di questo paese per averci vissuto a lungo o per motivi professionali, per dare maggior forza a quello che io ed i miei colleghi impegnati da anni in Palestina raccontiamo da tempo.\r\n\r\nE’ compito di un medico farsi carico di problematiche politiche e affrontare temi che i mezzi di comunicazione volentieri evitano e addirittura spesso alterano in ossequio ad interessi nazionali economici e commerciali?\r\n\r\nLuisi: credo ci siano regole eticoprofessionali molto strette di cui un medico deve essere molto rispettoso. Si può raccontare quello che vedi senza essere schiavi di ideologie. Per esempio quando raccontiamo che molti bambini arrivano da Gaza a Gerusalemme, dove noi operiamo, troppo tardi per via della difficoltà ad ottenere gli appositi permessi dalle autorità israeliane e per questo motivo sono condannati a morire, affermiamo una cosa vera e non dobbiamo sentirci per questo motivo cattivi medici o medici contro qualcuno. Sicuramente d’altro canto avendo dotato il sistema sanitario palestinese di una cardiochirurgia pediatrica efficiente, oltre a curare bambini malati abbiamo contribuito alla costruzione di un pezzetto di stato palestinese. Ce ne accorgiamo dopo qualche anno dall’inizio della nostra attività, ma sicuramente abbiamo fatto una grande azione politica attraverso l’esercizio della nostra professione.\r\n\r\nLei che è così profondamente impegnato, cosa ha ricevuto in termini di crescita umana personale da questa prolungata esperienza medica in Palestina?\r\n\r\nLuisi: credo moltissimo in termini di affetto ricevuto e consapevolezza delle sofferenze della popolazione palestinese, consapevolezza che continua ad aumentare di missione in missione. Molti dei miei colleghi affermano che è molto più quello che riceviamo di quello che riusciamo a dare. Credo che ciò sia sostanzialmente vero anche se questo genere di affermazione è un po’troppo abusata fra tutti coloro che fanno cooperazione internazionale specie sanitaria. In termini di coscienza del valore assoluto della difesa dei diritti umani mi è molto più chiara adesso l’importanza dell’azione e la forza del messaggio di molti intellettuali da Jean-Paul Sartre a Amira Hass a Ilan Pappe: anche per noi occidentali ed in genere per tutti coloro che desiderano essere uomini liberi il destino si decide con la sorte di quei paesi e popoli che più degli altri sono sottoposti alla violenza, alla repressione ed alla negazione dei più basilari diritti umani.

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