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Roberto Fabbri: L’intervista

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\r\n\r\nFino a domenica 22 luglio a Fiuggi (Frosinone) va in scena la sesta edizione del “Festival Internazionale della Chitarra” che anche quest’anno vanterà la presenza sia di numerosi artisti internazionali provenienti da tutto il mondo, sia di affermati chitarristi italiani che, durante le giornate del Festival, terranno più di venti concerti. Ideatore e direttore artistico del festival è il chitarrista e compositore romano Maestro Roberto Fabbri. Noi lo abbiamo incontrato per conoscerlo meglio. Ecco cosa ci siamo detti.\r\n\r\n\r\n \r\nA che punto siamo in Italia con l’educazione musicale?\r\nLa situazione non è certamente delle migliori, stiamo vivendo una riforma dei Conservatori pensata dall’apice della piramide e non certamente dalla sua base…\r\nSi sono fatti partire i cosiddetti Licei Musicali, ma su scala nazionale i numeri sono irrisori e certamente non sufficienti a soddisfare la richiesta. Di contro i Conservatori anno fatto partire dei corsi Pre-Accademici per supplire a questa mancanza verso chi in Italia voglia iniziare seriamente lo studio di uno strumento, ma anche qui c’è in generale molta confusione.\r\n\r\nLa chitarra solitamente viene scelta  dai giovani per una apparente semplicità dello studio è così?\r\nLa chitarra ha nel suo DNA due anime che coesistono da sempre: quella popolare e quella colta, la prima ha in un certo qual modo sempre sostenuto l’altra, specialmente nei periodi “bui” quando lo strumento aveva perso estimatori e seguaci.\r\nE’ chiaro che la semplicità di utilizzo con il sistema degli accordi per accompagnare il canto ha reso lo strumento estremamente popolare, ma proprio per le ragioni appena esposte non lo ritengo  un aspetto negativo anzi!\r\n\r\nTu hai suonato tanto all’estero, ci sono differenze nel pubblico?\r\nSi il pubblico cambia a seconda delle “latitudini”. Negli USA se il pubblico si entusiasma  ti fa una standing ovation ad ogni pezzo che termini, in Germania ti ascoltano attenti e applaudono misurati, in Sudamerica sono rumorosi e coinvolgenti, in Cina sono curiosi e alla fine dell’esibizione se possono ti fanno mille domande, ma se proprio devo essere sincero è il pubblico italiano quello con cui mi sento più in sintonia.\r\n\r\nCom’è stata la tua esperienza nelle varie orchestre… meglio soli o ben accompagnati?\r\nSono un solista e amo immensamente la dimensione dell’esclusività del palco! Tuttavia mi piace suonare insieme ad altri musicisti a patto che…abbia la parte principale!\r\n\r\n

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\r\n\r\nTu sei direttore di un importante festival, cosa pensi della formula del ‘festival’ per veicolare una passione? In Italia sembra che la cultura sia ‘la cultura dei festival’ è così?\r\nQueste domande sono assolutamente legate fra loro. L’Italia ha “dovuto” sviluppare la cultura dei festival dal momento che le risorse per gli eventi musicali, legati ad ambiti non estremamente popolari, si sono progressivamente assottigliate fino a scomparire.\r\nLa chitarra classica in particolare, progressivamente scomparsa dai grandi cartelloni delle importanti Istituzioni, ha trovato nei Festival gli unici luoghi in cui gli appassionati di questo strumento la possono ascoltare dalle vive esecuzioni degli interpreti.\r\n\r\n

\r\nIn particolare il Festival Internazionale della Chitarra di Fiuggi, di cui sei il direttore artistico, è arrivato alla VI edizione. Quali sono le novità rispetto agli anni passati?\r\nIl perno attorno al quale ruota il festival è sempre la chitarra classica e la bellezza di questo strumento, ma nel corso degli anni si è evoluto ed è cresciuto di importanza portando ospiti sempre più importanti e di fama internazionale. Inoltre quest’anno abbiamo scelto di includere la musica napoletana tra i protagonisti e di mostrare un inedito connubio col teatro tramite la rappresentazione “Mozart e Pulcinella – serenata buffa di una notte napoletana” che verrà eseguita dalla compagnia Napolincanto durante la serata di sabato 21 in Piazza Spada.\r\n\r\nIntervista di Elena Torre

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