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Incontriamo gli Ottavo Richter, gruppo jazz-funk molto divertente, che ha da poco pubblicato il terzo disco “Una bella serata”.\r\n\r\nOltre che essere bravi musicisti sono anche decisamente ironici, come si può vedere nei piccoli spot che sono soliti girare per i loro fan (http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=WLqeZ4l_tJY ).\r\n\r\nEcco cosa ci siamo detti…\r\n\r\nQuando nascono gli Ottavo Richter?\r\n\r\nNascono una quindicina di anni fa, con Luciano Macchia e Raffaele Kohler (trombone e tromba): la formazione ha subìto diversi avvicendamenti fino a raggiungere la stabilità nel 2005, anno del primo CD registrato dalla band (“Molly Malone’s”). A Macchia e Kohler si sono aggiunti il sax baritono di Domenico Mamone, la chitarra di Alessandro Sicardi, il basso di Marco Xeres e la batteria di Paolo Xeres.\r\n\r\nCosa si prova a suonare per strada la notte?\r\n\r\nÈ molto bello, basta stare attenti alle secchiate d’acqua.\r\n\r\nQuando avete deciso di unire le forze e dare vita al vostro progetto musicale?\r\n\r\nUfficialmente nel 2005, proprio con “Molly Malone’s”, seguito da “Clinking glasses” (2009) e “Una bella serata” (2012).\r\n\r\nCosa vi proponete col vostro lavoro?\r\n\r\nCi proponiamo di emozionare, divertire, coinvolgere, promuovere la nostra musica con entusiasmo e con il sorriso.\r\n\r\nIn che direzione sta andando la musica secondo voi?\r\n\r\nQuella che ci piace va nella direzione della contaminazione, della comunicazione, della condivisione. Quella che non ci piace non vuole andare in nessuna direzione: i puristi sono molto pigri, oltreché cocciuti.\r\n\r\nL’ironia ci salverà?\r\n\r\nCrediamo proprio di sì… noi ce la mettiamo tutta ad usarla anche nella nostra musica, perché prendersi troppo sul serio non aiuta molto a crescere e a evolversi.\r\n\r\n \r\n\r\nIntervista di Elena Torre

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