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Tony Blair, Christopher Hitchens Processo a Dio

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Christopher Hitchens\r\n\r\n“Non si può sostenere che la religione è il male. Può essere distruttiva, ma può anche creare un pozzo profondo di compassione, come spesso fa”.\r\n\r\nTony Blair\r\n\r\nQuesto è un processo sui generis, uno dei più interessanti del nostro tempo, in cui viviamo tra l’incudine di un allontanamento massiccio da religione e Chiesa e il martello di sanguinari fanatismi. La questione del dibattere è se la religione faccia bene o male all’uomo, ai popoli, ai paesi, al mondo. A tutti noi. Come in ogni processo che possa essere chiamato tale, Processo a Dio, ha un’accusa – uno tra gli atei militanti più celebri del pianeta – e una difesa – un politico cattolico che non può essere certo accusato di clericalismo: Christopher Hitchens e Tony Blair. Due tra gli intelletti più brillanti della nostra generazione.\r\n\r\nHitchens, giornalista di grande piglio e spessore, fra i “100 intellettuali più popolari al mondo” secondo Foreign Policy e la britannica Prospect, battagliero secolarista atterrato solo da un cancro alla tiroide lo scorso 16 dicembre, e Blair, ex decennale Primo Ministro britannico convertitosi al Cattolicesimo nel 2007, uno dei leader politici dell’Occidente che più apertamente si sono dichiarati uomini di fede, eppure, quanto di più lontano si possa immaginare da un politico cattolico (ha aperto il matrimonio civile agli omosessuali con le civil partnership; ha costretto case famiglia e organizzazioni religiose a dare bambini in adozione anche alle coppie gay; ha stanziato grandi investimenti nella ricerca sulle staminali). I due si scontrano in queste pagine sul ruolo della religione nella società globalizzata del XXI secolo, sulle sue ripercussioni sulla politica e sì, sull’umanità. Le rispettive posizioni non potrebbero essere più lontane. Solo su due cose si trovano d’accordo: il concetto di trascendenza e la possibilità dello spazio per due popoli in Terra Santa, israeliani e palestinesi.\r\n\r\nLe fondamenta del loro ragionare sono chiare: per Hitchens “la religione è una dittatura celestiale, una specie di divina Corea del Nord (…), che offre all’uomo la salvezza, al piccolo prezzo di rinunciare a tutte le sue facoltà critiche”. Per Blair, invece, “la religione è una spinta fondamentale a operare per il bene per la maggior parte dell’umanità”.\r\n\r\nIl libro, 5 stelle su Good Reads, pubblicato originariamente in Canada per Anansi (2011) con il titolo Hitchens VS. Blair, è il resoconto dell’eccezionale dibattito organizzato a Toronto il 26 novembre 2010 dalla fondazione Munk Debates, dell’uomo d’affari e filantropo Peter Munk, di fronte a quasi 3mila persone. Oggi venduto in 10 paesi, ha raggiunto la Top Ten in Inghilterra, Usa e Canada.\r\n\r\nL’incontro-scontro, seguito appassionatamente dalla migliore stampa internazionale – The Guardian, The Indipendent, The Week, NewStatesman, The Observer, The Globe and Mail, BBC, Huffington Post – ebbe, secondo The Week, un solo vincitore: Hitchens, “the bad-boy journalist”.\r\n\r\nLe domande dall’una e dall’altra prospettiva si rincorrono. Le religioni provocano gravi danni alla salute delle nazioni o contribuiscono allo sviluppo delle civiltà? Fomentano ingenue superstizioni o aiutano a trovare il senso del proprio agire quotidiano nel mondo? Fino a che punto la fede in Dio influenza il modo di pensare e di agire? La religione si intromette troppo nella vita politica degli Stati?\r\n\r\nLe parti in causa sono argute, provocatorie, avvincenti, agili, ironiche. E non si fanno mancare un certo humour. “Bada all’essenza di quel che dicono le sacre scritture. All’ essenza del messaggio di un uomo chiamato Gesù”, sollecita Blair, e Hitchens – che venne chiamato dal Vaticano a fare da “avvocato del Diavolo” nella causa di beatificazione di Madre Teresa di Calcutta, a cui tra l’altro ha dedicato un libro, “La posizione della missionaria. Teoria e pratica di madre Teresa.” (minimum fax 2003) -, risponde: “A me non dispiace neanche il messaggio di Medici senza Frontiere”.\r\n\r\n“Possiamo chiamare Dio chi sfrutta la credulità umana? Chi alimenta la fede attraverso la nostra paura della morte? Chi ci condanna alla vergogna per gli atti sessuali? Chi terrorizza i bambini con le fiamme dell’inferno? Chi considera le donne come una specie inferiore? Chi vuole farci credere che l’uomo è stato creato invece che essersi evoluto? La religione spinge persone intelligenti a fare stupidaggini”, è la conclusione che ci lascia Hitchens.\r\n\r\nTony Blair\r\n\r\nÈ stato ministro del Regno Unito dal 1997 al 2007. Nel 2008 ha lanciato la Tony Blair Faith Foundation, una fondazione per il dialogo interreligioso. È anche fondatore della Africa Governance Initiative, un’organizzazione che lavora con i leader e i loro governi per lo sviluppo di Ruanda, Sierra Leone e Liberia. Nel 2010 la sua autobiografia Tony Blair. Un viaggio (Rizzoli) ha conquistato la vetta delle classifiche anche in Italia.\r\n\r\nChristopher Hitchens\r\n\r\nGiornalista, autore di una ventina di saggi, tra cui il bestseller internazionale Dio non è grande: come la religione avvelena ogni cosa (Einaudi), il saggio straniero più venduto in Italia nel 2007. Columnist di Vanity Fair, ha collaborato con Atlantic Monthly e Slate. Suoi articoli sono apparsi anche sul Weekly Standard, la National Review e The Independent. È scomparso nel dicembre 2011.\r\n\r\n \r\n\r\n 

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