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Ugo Riccarelli, Ricucire la vita

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“Sarò sincerò: io questo libro non l’avrei mai scritto. Voglio dire che, se non fossero intervenute conside­razioni, fatti, circostanze, persone e quanto di altro tenterò di spiegare in questa specie di proemio, non mi sarei messo a scrivere attorno a un argomento al quale ho dedicato il primo libro che ho pubblicato” (il romanzo Le scarpe appese al cuore, 1995, ndr).\r\n\r\nScrive così, Ugo Riccarelli, nell’introduzione al suo nuovo, importante lavoro, Ricucire la vita. Non un romanzo, ma una testimonianza diretta su un argomento tanto fragile e insieme straordinariamente forte: l’esperienza di vita di chi, come l’autore, ha subito un trapianto.\r\n\r\nRiccarelli, narratore di grande fama e straordinaria bravura, Premio Strega nel 2004 con Il Dolore perfetto, è uno scrittore impossibile da ingabbiare in un cliché, al servizio dell’ispirazione e della fantasia, capace di straordinaria empatia nei confronti dei personaggi che racconta. Dentro quello scrittore c’è un uomo: un uomo a cui vent’anni fa, con un doppio tapianto, sono stati sostituiti cuore e polmoni.\r\n\r\nRiccarelli non avrebbe voluto più scriverne: forse per non ripercorrere i meandri inconsci, un po’ scomodi e spesso insicuri, di quel territorio dai confini incerti che sta tra la malattia e la guarigione. Poi, però, l’incontro con un centro d’eccellenza, l’ISMETT di Palermo, e la scoperta che anche da noi, all’interno della nostra controversa sanità, è possibile trovare quello che una volta esisteva solo all’estero – vent’anni fa, nell’Italia di fine anni ’80 non c’era, ad esempio, un programma per il trapianto di polmoni, per cui Riccarelli parla delle storie dei “trapiantati” anche come di storie di “emigrazione” -, l’hanno convinto a ridare voce a quelle molte estreme, esperienze.\r\n\r\nTestimonianze incredibili di vita, un ineluttabile intreccio di sofferenza e allegria, di speranza e delusione, di fortuna e volontà, di molta di quella sostanza complessa che, infondo, compone la materia di cui è fatta la vita degli uomini.\r\n\r\nUn territorio tutto sommato ancora poco esplorato, per percorrere il quale è necessario capire prima di tutto che cos’è un trapianto: non il frutto del lavoro di un chirurgo, ma una storia complessa in cui converge un’incredibile quantità di conoscenze, di variabili, di opportunità, di organizzazione, della quale l’operazione chirurgica è solo l’atto finale.\r\n\r\nTutto questo ci racconta Riccarelli in Ricucire la vita, dove le storie dei singoli si intrecciano in un’unica grande storia che esplora il senso della vita stessa. Un libro testimonianza in cui scienza e sentimento si incrociano in un percorso virtuoso.\r\n\r\nFonte: Arianna Malacrida

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