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Greenpeace: missione artico

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Mentre Greenpeace è in missione nell’Artico a bordo della nave rompighiaccio Arctic Sunrise per studiare lo stato di salute dei ghiacci, il National Snow and Ice Center statunitense annuncia in anticipo che la contrazione dei ghiacci dell’Artico quest’anno ha raggiunto il secondo livello più basso della storia [1]. Un chiaro segnale dell’impatto dei cambiamenti climatici sulla calotta polare, sottolinea l’organizzazione.\r\n\r\n”Quanto sta accadendo nell’Artico non comporta conseguenze solo per gli orsi polari o per l’ecosistema locale, ma per il mondo intero. Un’estate senza presenza di ghiacci nell’Artico, infatti, può destabilizzare il clima globale” – ricorda Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace.\r\n\r\nMentre al Polo Nord la situazione precipita, i governi e le grandi multinazionali del petrolio, tra i primi responsabili dell’innalzamento delle temperature globali, fanno a gara per mettere le mani sul greggio dell’Artico frenando ogni efficace provvedimento contro i cambiamenti climatici. “Dobbiamo rapidamente ridurre l’emissione dei gas serra e passare a fonti energetiche pulite e rinnovabili, se vogliamo restituire al Pianeta qualche possibilità di conservazione” – continua Boraschi.\r\n\r\nTill Wagner, scienziato del Polar Ocean Physics Group dell’Università di Cambridge, in viaggio sull’Arctic Sunrise, aggiunge: “Ciò che stiamo osservando è uno sconcertante ritrarsi dei ghiacci. La velocità e l’ordine di grandezza di questa contrazione non possono essere spiegati dall’eventualità di condizioni meteorologiche estreme o da altre teorie del genere. Si tratta di una conseguenza diretta dell’innalzamento globale delle temperature, che determina un riscaldamento dell’aria e degli oceani”.\r\n\r\nIl precedente record di riduzione dell’area ghiacciata nell’Artico, nel 2007, coincideva con un periodo di forti anomalie climatiche. L’enorme perdita di ghiaccio registrata quest’anno, con condizioni climatiche meno estreme, ci indica che la banchisa è sottile e deteriorata e che i mari ghiacciati dell’Artico andranno incontro a diminuzione nel lungo periodo.\r\n\r\nLo spessore dei ghiacci è un elemento chiave per misurare l’impatto dei cambiamenti climatici nell’Artico e la tenuta complessiva della calotta, perché i ghiacci più antichi crescono in spessore in diverse stagioni contribuendo all’aggregazione della calotta, mentre quelli più sottili – che stanno prendendo il posto dei primi – tendono a essere meno compatti e a sciogliersi con più facilità durante l’estate.\r\n\r\nNote:\r\n\r\n[1] NSIDC, 15.09.11: “Lo strato di mare ghiacciato che fluttua sull’oceano Artico sembra aver raggiunto la sua estensione minima per quest’anno, pari a 4.33 milioni di km quadrati, il 9 settembre 2011. Il minimo registrato quest’anno è il secondo più basso nella serie delle rilevazioni satellitari, iniziata nel 1979. L’estensione minima in assoluto è quella misurata nel 2007” http://nsidc.org/news/press/20110915_minimum.html\r\n\r\nFonte: Greenpeace

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