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“Titoli di coda”: intervista a Rosemarie Vendetti, coordinatrice di produzione

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Questa settimana voglio iniziare l’incontro per “Titoli di coda” con un augurio. La persona che ospito questa settimana è Rosemarie Vendetti, coordinatore di produzione, ed è stata estremamente gentile e carina a trovare il tempo da dedicare all’ntervista proprio nella settimana in cui si è sposata.Quindi agli sposi novelli un augurio di immensa felicità da me e dalla redazione. Rosemarie, grazie ancora.\r\n\r\nPotresti spiegarci in cosa consiste il lavoro di coordinatore di produzione? Posso dirti quello che è stato per me in questi anni, ogni film o serie tv non è mai uguale, in base all’Organizzatore con cui lavori cambia sia il metodo che le responsabilità che hai e le cose che devi gestire, in sostanza devi essere pronto a ricominciare ogni volta… come se fosse sempre la prima. Devi essere spesso e volentieri il filtro tra l’organizzatore e i fornitori, gli attori, il resto della troupe, ovviamente, insieme al resto del reparto; inoltre c’è una cosa che non va mai dimenticata della produzione: è un lavoro di squadra e solo così può riuscire al meglio. Coordinatore, ispettore, direttore, segretari e runner… l’obiettivo deve essere sempre lo stesso: “IL FILM” e collaborare insieme per quello, aiutandosi a vicenda, cercando di pensare come fosse un’unica testa a farlo.\r\n\r\nCome sei diventata coordinatore di produzione? C’è un percorso di studi che consigli? La mia famiglia è tutta nel cinema, io avevo invece scelto la strada del giornalismo. Un giorno mio padre mi disse che l’aveva chiamato Vittorio Sindoni e gli aveva detto che gli serviva una runner e voleva farmi provare un po’ di set: “Tanto dura due settimane e poi scappa… vedrai”. Si sono ricreduti entrambi dopo poco ed io ho scoperto la passione per questo lavoro di cui adesso non potrei fare a meno. Il mio primo giorno di set… lo ricordo perfettamente… il primo attore che ho portato è stato Massimo Corvo, ho macinato chilometri tra Roma e Fiumicino tutto il giorno ed ero agitatissima, non conoscevo nessuno ed ero l’unica donna in produzione, gli orari erano molto pesanti perché la serie era complessa c’erano molti stunt tutti i giorni, sparatorie ed inseguimenti ma ricordo che tornavo a casa contenta tutte le sere anche se la sveglia suonava alle 04.00: ho capito subito che quello era il lavoro per me. Non ho seguito nessun percorso di studi per fare questo lavoro, sono convinta che la pratica sul campo sia l’unico modo per poter realmente comprendere cosa accade su un set, rubare con gli occhi è la strada migliore, vedere come un organizzatore gestisce un problema o esce da una situazione complessa trovando al volo una soluzione alternativa non si trova scritto da nessuna parte e non si finisce mai di imparare, in ogni film ti rendi conto di quanta strada ancora devi fare. Ammetto però che aver lasciato l’università proprio perché non riuscivo a fare entrambe le cose per gli orari impossibili e le trasferte è un mio rimpianto, ma nella vita non si può mai dire…\r\n\r\nQual è l’aspetto più complesso del tuo lavoro? È proprio l’insieme di tutto il lavoro l’aspetto più complesso, è necessario essere sempre presenti a se stessi, non puoi permetterti nessuna distrazione o una giornata storta, devi essere sempre molto attenta perché mentre stai facendo una cosa te ne chiedono altre cento e solitamente hanno tutte la massima priorità, per fortuna il set è una squadra e tutti i reparti collaborano tra di loro, o almeno così dovrebbe essere. Personalmente ho sempre avuto la fortuna di lavorare con persone straordinarie che mi hanno aiutata a crescere nel mio percorso e con le quali ho avuto la possibilità di confrontarmi e collaborare in ogni momento.\r\n\r\nTu hai seguito e segui tanti progetti produttivi, ce n’è uno che ti è più caro di altri? C’è una fiction che porterò sempre nel cuore, è stato una magica coincidenza di più fattori che hanno reso l’esperienza meravigliosa, sto parlando di “Cugino&Cugino” per la regia di Vittorio Sindoni con Giulio Scarpati e Nino Frassica, si è creata una meravigliosa atmosfera sia con la troupe che con il cast artistico, molto spesso c’erano più di 60 attori al giorno, (solitamente 60 attori insieme per una coordinatrice equivalgono ad una nazionale di Rugby pronta al placcaggio), invece c’è stata massima collaborazione da parte di tutti anche quando cambiava l’ordine giorno alle otto di sera o il piano di lavorazione più volte nella stessa settimana, stessa cosa per la troupe, ci siamo divertiti ed abbiamo lavorato con grande rispetto e molta complicità tra tutti i reparti e ci sono amicizie che mi porto dietro, nate proprio su questa serie.\r\n\r\nIn quanto coordinatore di produzione segui ogni progetto passo per passo e ciò può anche significare lunghi periodi di intenso lavoro, magari anche lontano da casa. Come concili il tuo lavoro con la tua vita privata? A questa domanda forse dovrò rispondere tra un po’, mi sono appena sposata e mio marito, indovina? Fa produzione anche lui… che da una parte è un bene perché entrambi capiamo gli orari assurdi, la tensione e anche il dover lavorare fuori Roma, dall’altra ci sono dei giorni o delle notti in cui ti incroci sulla porta di casa con un caffè in mano: “Ciao Amore, non fare rumore quando torni”.\r\n\r\nRubrica e intervista a cura di Alessandro Bertolucci\r\n\r\n 

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