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Due chiacchiere con… David Drago

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David Drago conduce “Me and The Dragon. A tutto indie italian rock” il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 14.30 alle 16.00, sull’emittente web Radiogas, fondata a Prato nel 2007 da Marco Monzali e dallo scrittore Sandro Veronesi. Radiogas trasmette solo sul Web senza interruzioni pubblicitarie.\r\n\r\nEsiste ancora la vera musica italiana? E se sì, dove la dobbiamo cercare?\r\n”Esiste ed è piena di vita. Per cercarla dobbiamo prima di tutto essere curiosi, senza lasciarci condizionare e guidare dalla tv e dalle radio più commerciali, che a loro volta sono condizionate dalla pubblicità e dalle major. Conduco su Radiogas (www.radiogas.it) un programma che si intitola Me and the Dragon, tre volte la settimana, dove trasmetto quasi esclusivamente musica italiana indipendente, e nemmeno io quando ho cominciato quattro anni fa a specializzarmi in indie rock italiano, credevo che il panorama fosse così vasto e qualitativamente ricco. Bisogna ascoltare le radio, sia web che fm, che promuovono questo tipo di musica, e navigare tra i portali e i blog che la mettono in streaming e spesso anche in download gratuito: penso non solo a Rockit, ma anche a Shiver, Indie-Eye, The Breakfast Jumpers, Lost Highways. Bisogna andare a sentirli dal vivo, questi musicisti straordinari: esistono club e locali che fanno ottime programmazioni, e ottimi festival da non perdere. Invece di limitarsi al panorama dei grandi eventi contenitori di pubblicità tipo l’Mtv awards dove chiamano i vincitori dei talenti show televisivi, o spendere fior di euro per andare a vedere negli stadi gli show sempre uguali delle vecchie cariatidi, dovremmo andare a sentire cose nuove, si rimane stupiti dall’ottimo livello. Qualche esempio: il MIAMI a Milano, il Marea Festival a Fucecchio, l’IndieRocket a Pescara, o il piccolo Versilia Rock City a Forte dei Marmi, che in maggio nel teatro dei Favolanti presenterà il nuovo album degli Esterina, una delle migliori band del panorama indie italiano, e il debutto di We Love Surf”.\r\n\r\nI Talent Show musicali negli anni sono diventati un fenomeno sempre più dilagante. Pensi che ci sia stata un’evoluzione o un’involuzione negli anni per questo genere di programmi?\r\n”I talent show spesso snaturano la musica indipendente, non la lanciano. Se penso a Maria de Filippi e ai suoi Amici, rabbrividisco: ragazzi e ragazze che cantano tutti uguale e sembrano cloni di artisti ormai datati, secondo un concetto di tradizione melodica che la vera musica italiana ha superato e rinnovato da tempo. Prendiamo Nathalie, la vincitrice di X Factor. Molto brava, voce straordinaria. La conoscevo da tempo, l’avevo vista dal vivo in giro, e suonava splendide canzoni scritte da lei. Poi è arrivata la tv, le cover di X Factor, e l’inedito non è certo all’altezza di quello che cantava prima. I talent show pescano tra chi sta facendo gavetta e lo snaturano. Non promuovono la vera musica italiana, la ignorano”\r\n\r\nSulla base di cosa una casa discografica oggi decide di puntare su un cantante piuttosto che un altro?\r\n”Per quanto riguarda le major, ovvero le multinazionali della musica, ormai non coltivano più talenti, se non raramente: cercano il prodotto vendibile all’istante, e non importa se brucia in una sola stagione. Alcune eccezioni ci sono: Cristina Donà, Amor Fou o Verdena pubblicano per le major. Ma è raro. Le etichette indipendenti invece lavorano ancora nella ricerca, e rispettano la musica e le inclinazioni dell’artista. Bisogna supportare le molte etichette indipendenti che producono artisti straordinari, penso a Trovarobato, Black Candy, o La Tempesta ma anche a Zahr Recors, Urtovox, 42 records, Al-kemi o Canebagnato: nelle loro scuderie ci sono Mariposa, il Pan del Diavolo, Virginiana Miller, Clouds in a pocket, Peckinpah, The Hacienda, A Toys Orchestra, Unepassante, Noam. Però attenzione: esistono ormai autoproduzioni degnissime e realizzate veramente bene, in radio ne arrivano di ottime, molti artisti senza etichetta sono tra i migliori in circolazione, penso a Celestino Telera, allo straordinario duo Amerigo Verardi e Marco Ancona, a Orlando Ef, agli Hazey Tapes”.\r\n\r\nSi parla, ormai quotidianamente, di crisi nel mondo della cultura. Come combatterla?\r\n”Con la curiosità. Sconfiggendo la pigrizia che ci spinge ad accettare prodotti preconfezionati. E informandosi attraverso i giusti canali, cercando le fonti di informazione indipendenti, magari sul web, e scegliendo gli spettacoli e gli eventi meno strombazzati dalla tv, quelli che non hanno nè sponsor giganteschi nè costi esorbitanti. La crisi culturale prolifica quando invece di scegliere si ingoia tutta la spazzatura senza batter ciglio, e soprattutto senza essere consapevoli che in giro c’è ben altro”\r\n\r\nQuali peculiarità possiede la tua trasmissione radiofonica?\r\n“Spesso in radio passo band che cantano in inglese, e gli ascoltatori si stupiscono quando vengono a sapere che non sono di Manchester ma di Bergamo. O di Prato. Ecco, la mia trasmissione radiofonica vorrebbe abbattere i confini: la sua peculiarità è quella di far ascoltare musica che difficilmente passa nei circuiti commerciali. Quindi presento novità e anteprime, consiglio i concerti da seguire, i festival da non perdere, e per fortuna noto che la voglia di nuovo c’è, eccome. Molti mi scrivono per dirmi grazie, ma io sono solo un tramite. Sono le band che hanno bisogno del ringraziamento degli ascoltatori e del loro supporto perchè finalmente trovino gli spazi che meritano.”\r\n\r\nIntervista di: Elena Torre\r\n\r\n

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