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Due chiacchiere con… Fabrizio Carbone

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Incontriamo Fabrizio Carbone disegnatore, fotografo, scrittore… personaggio eclettico che trascorre gran parte della propria vita in luoghi sperduti a temperature estreme e che regala sempre emozionanti testimonianze del suo vivere.\r\n\r\nCosa significa stare a nord del mondo?\r\nNoi di origini mediterranee abbiamo pochi ed errati concetti a proposito del nord del mondo. Pensiamo ad esempio che la Germania sia un paese a nord, così la Scozia o l’ Olanda. Il nord del mondo comincia invece sul bordo del circolo polare artico, una fascia di territori bellissimi, molto freddi d’inverno, splendenti di verde d’estate, ricchi di vita naturale. Per me stare a queste latitudini vuol dire essere appagato dal biancore sterminato della neve, da paesaggi poco devastati dall’uomo. Dal circolo polare al polo nord ci sono 3 mila km. Quindi chi vive alle mie latitudini non ha gli orsi bianchi intorno casa e neppure i sei mesi di buio e i sei mesi di luce. Ma un mondo organizzato e civile che fa i conti con la natura che lo circonda, con il tempo (mai maltempo) freddissimo di gennaio (-38 -40) e dolcissimo d’estate (+20).\r\n\r\nQuali sono i tuoi punti fermi?\r\nPunti fermi ne ho tanti: il rispetto per le regole e le istituzioni. Il senso di responsabilità collettivo. L’amore per la natura. La difesa di chi non ha voce: non solo gli animali ma anche quei 300 e passa milioni di popolazioni tribali che abitano ancora molte aree del Pianeta e che sono da sempre perseguitati.Questi sono poi i punti fermi di mia moglie Patrizia con cui condivido tutto.\r\n\r\nPerché l’acquerello?\r\nDipingo da sempre. L’acquerello l´ho iniziato più di 30 anni fa perché è un modo veloce di lavorare, difficile ma veloce. Facendo il giornalista ho pensato che sarebbe stato un metodo migliore per poter dipingere anche con poco tempo a disposizione. Ho acquisito così una buona tecnica, ottima in verità, che mi permette di sperimentare ogni giorno in cui prendo in mano i pennelli.\r\n\r\nCosa ti colpisce nella natura e negli animali?\r\nLa continuità della vita. Poi la mancanza di sovrastrutture mentali che sono uno dei mali peggiori della specie Homo sapiens sapiens. Gli animali devono compiere il ciclo della vita, seguono fortemente questo istinto e sono capaci di cose che noi umani neppure riusciamo ad immaginare. Come fa una cincia siberiana che pesa 11 grammi a sopravvivere a -40 e a trovare cibo per deporre fino a 8-11 minuscole uova e farle schiudere nel momento in cui c’é cibo in quantità per dar da mangiare a tutta la covata? Noi non lo sappiamo. Invece di studiare la natura la distruggiamo ogni istante della nostra vita.\r\n\r\nDalla realtà alla tela il passo è breve?\r\nNo, il passo é lungo e sofferto. Quasi sempre lavoro mentalmente prima di mettermi davanti a una tela bianca o a un foglio. Voglio dire che,come ho fatto da giornalista, quando ho sempre scritto prima con la testa che con la penna, continuamente immagino quello che dipingerò. Poi dovrò solo indovinare il momento giusto per realizzare.\r\n\r\nCosa ti sorprende?\r\nMi sorprende, dopo tanti anni, lo svolgersi della vita naturale. Con mia moglie Patrizia ne parliamo spesso: ci sono giorni magici in cui avvengono situazioni che non potevi immaginare. La natura e gli animali si manifestano quando vogliono loro, se noi sappiamo essere spettatori. Per esempio, mentre stavo rispondendo a queste domande, mia moglie mi ha chiamato perché tre scoiattoli si rincorrevano tra la neve alta intorno alla nostra casa. Era un modo di fare che non avevamo mai visto prima. Ecco questo mi sorprende, favorevolmente.\r\n\r\nCome nasce Selvaggia Susi?\r\nSelvaggia Susi é l’ultima storia che ho scritto. Nasce da un incontro reale che ho avuto con l’unico lupo che ho visto, da vicino, in Finlandia. Da questo momento durato tre o quattro secondi é nato un racconto totalmente inventato.\r\n\r\nProssimi impegni?\r\nDa quando sono un giornalista in pensione non fisso impegni. So che continuerò a dipingere e a scrivere di ambiente e di natura, che viaggerò ancora e, in effetti, ho un programma di viaggi tra Artico e Africa. Chi ama come me il nord del mondo, e ci vive, vuole anche rivedere luoghi dove é stato 40 anni fa. Forse per sperare che non siano ancora stati massacrati.\r\n\r\nIntervista di: Elena Torre\r\n\r\n 

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