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Due chiacchiere con… Sara D’Amario

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Quando mi è stata proposta l’intervista a Sara subito mi sono venuti in mente i due suoi ruoli televisivi più recenti: la giovane Viviava di Centovetrine e la Dott.ssa Orlandi in Distretto di Polizia 8. Scavando un po’ più a fondo nella sua vita professionale non ho potuto far a meno di notare che è invece un’attrice completa, con una grande formazione teatrale e professionale. Un’attrice d’altri tempi mi verrebbe quasi da dire, professionalità e gentilezza comprese…\r\n\r\nCinema, televisione e teatro. Hai un aneddoto particolare per ognuno di questi tre ambiti in cui hai lavorato? Per quanto riguarda il teatro mi vengono in mente tante cose che sono molto buffe e lo diventano ancora di più quando devi nasconderle al pubblico, perché non puoi fermarti e rifarle, come dei piccoli incidenti che succedono sempre in scena. Finché riguardano solo te, riesci a gestirli, quando riguardano più attori in scena si rischia di scoppiare a ridere sul palco. Durante il Campiello di Goldoni c’era un’attrice che ad un certo punto doveva far finta di inciampare, finché una sera non è inciampata davvero e ha fatto un volo colossale. Cosa che teoricamente poteva anche non colpire tutti gli altri ed invece siamo scoppiati tutti a ridere, ma nel momento peggiore perché subito dopo questo finto inciampo – che quella sera è stato una catastrofe – dovevamo cantare una canzone in veneziano che nessuno riusciva ad intonare. Quindi c’è stato un momento di panico generale, ed ovviamente il pubblico quella sera se n’è accorto che qualcosa non andava. Alla fine, stonati come campane o come una banda di ubriachi abbiamo fatto questo canto ridicolo e poi ci siamo ripresi. Per la televisione, invece, mi è venuta in mente una cosa che mi ha fatto anche un po’ tenerezza: era il primo film che giravo dopo tanti anni di teatro, era un film con Maria Antonio Abati. Dovevo fare una scena drammatica in cui dovevo andare a trovare qualcuno in carcere. Mi microfonano e mi mettono il microfono dentro la camicetta. Motore, ciak, azione… io dico la mia battuta e il fonico dal fondo dice: “Scusate, scusate, scusate, nel microfono c’è un rumore che non capisco cosa sia, forse un rumore parassita”. Quel rumore era il mio cuore che batteva talmente forte da essere pecepito dal microfono attaccato lì vicino. Per il cinema ricordo che durante le riprese di un film in costume di Damiano Damiani non c’era lo spazio per cambiarsi, il camper era troppo stretto ed io dovevo indossare un corpetto stretto che mi schiacciasse il seno perché avrei dovuto interpretare il ruolo di un ragazzo che si traveste da donna. Dai e dai mi sono ritrovata in mutande su un marciapiede di Barcellona con la costumista che mi metteva un piede sulla schiena, io oltretutto avevo i capelli tagliati ad uomo Anni Cinquanta, ma sono una donna e la gente passava per strada e non poteva far altro che ridere…\r\n\r\nCosa pensi del teatro contemporaneo? Credi ci sia spazio per una nuova drammaturgia? Più che crederlo, lo spero. Io sono molto affezionata ai classici, trovo che abbiano sempre il loro perché e trovo che sia giusto che ci sia sempre qualcuno che li racconti, anche se molti quando guardano i programmi dicono: “Sempre Goldoni, sempre Moliere, perché non qualcosa di più moderno?!”. E invece, menomale che resistono. Detto questo se qualcuno ha delle nuove idee, delle storie da raccontare ben venga. Io me lo auguro. Se qualcuno me le vuole proporre è ben accetto.\r\n\r\nQual è il lato del tuo essere attrice che ti piace di più? E quello che ti piace meno? Io non so se sono e se faccio l’attrice… La cosa che mi piace di meno è quando sei ai provini, che comunque sono un esame, e anche se ci tieni molto e sai che te la devi giocare al meglio, a volte riesci a dare il massimo, a volte, invece, magari non sei al meglio, non sei in forma, hai problemi personali, l’angoscia ti assale e… quel giorno non riesci ad essere brava come sai di poter essere, come lo sei stata altre volte. Questa è una cosa che credo accomuni molti attori per cui ti giochi male quella prova lì e non hai il ruolo. Capita quel giorno che per una combinazione di fattori quella prova non la passi bene. Quello che invece mi piace di più è che mi ritengo una persona molto aperta verso gli altri, non mi faccio pregiudizi facili sugli altri. Non so se questo riguarda il mio essere attrice o me stessa come persona, però sicuramente il fatto di essere curiosa nei confronti degli altri e quindi di aver voglia di accogliere mi aiuta nel recitare, ma forse questo fa più parte di me.\r\n\r\nC’è un personaggio di quelli che hai interpretato ultimamente che ti ha lasciato qualcosa in particolare? Sicuramente mi ha colpito in maniera molto profonda un personaggio realmente esistito, che forse sono quelli che ci colpiscono di più: Rina Fort, una donna vissuta nel secondo dopoguerra, conosciuta come la belva di San Gregorio, che uccise barbaramente la moglie e i tre figli del suo amante. Una storia molto particolare ed ovviamente per poter recitare questo personaggio ho letto tutto ciò che era possibile leggere, ho visionato tutte le foto, anche le più cruente, perché all’epoca non risparmiavano niente neanche ai lettori dei quotidiani. È un personaggio che mi ha fatto riscoprire un pezzo della nostra storia. Da un punto di vista culturale, comunque, i personaggi mi lasciano sempre qualcosa. Questo mi ha toccato particolarmente anche in maniera personale, sebbene io sia una donna molto diversa da lei e non ho avuto le disgrazie che ha avuto lei e non mi sono sentita in empatia. Mi sono avvicinata a questa umanità dritta e squilibrata che non so dirti in cosa si tradurrà: sicuramente non nella mia vita privata perché non sono una schizofrenica, però, chissà, magari da qualche parte uscirà perché alla fine tutti i personaggi mi hanno lasciato qualche cosa che quando scrivo esce.\r\n\r\nIn un periodo così triste per la cultura cosa è essenziale salvare secondo te? Bisogna salvare la determinazione, il rigore e la speranza che le cose possano andar meglio. Lo dico in un momento in cui io sono molto triste per ciò che sta accandendo, veramente lo sono. Mi ritengo comunque una persona molto forte e questa cosa mi sta dando una forza che non prevedevo. Ciò è legato al fatto che stiamo andando più in basso di quella soglia che pensavamo potesse essere il fondo. E quindi questo ci sorprende sempre in maniera negativa. Perciò va salvata la dignità (e con essa intendo anche il rigore) in un momento in cui scarseggia o comunque arrivano messaggi della serie “Ma tanto chi se ne frega se non c’è dignità, se non c’è rigore, se non c’è preparazione o cultura”. Io rimango di quelli che dicono: “No, teniamo botta e rimaniamo forti e cerchiamo in qualche modo di superare questo periodo davvero triste della nostra storia.”\r\n\r\nQuanto la Sara scrittrice ha condizionato la Sara attrice o viceversa? Più viceversa, direi. Non è tanto la Sara scrittrice che condiziona la Sara attrice, più che altro è quel minimo di esperienza alla lettura e all’analisi drammaturgica che mi aiuta a leggere i copioni e ad avere un primo impatto ai personaggi. Io ho più una competenza che si acquisisce con l’università, quindi non è tanto la Sara scrittrice. Ed invece al contrario, sì: l’attrice ha condizionato la scrittrice. Ho sperato di trasmettere con la scrittura sensazioni che io in qualche modo vivevo con i personaggi che mi stavo immaginando.\r\n\r\n Intervista di Sara Missorini\r\n\r\n\r\n

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