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Due chiacchiere con… Daniela Morozzi

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Daniela Morozzi, attrice teatrale e televisiva tra i volti più amati delle fiction è in teatro con uno spettacolo dedicato all’universo femminile. Sensibile e di una simpatia travolgente l’abbiamo incontrata per conoscerla meglio. Ecco cosa ci siamo dette.\r\n\r\nIn teatro con uno spettacolo particolare tutto al femminile più o meno no?\r\nE’ uno spettacolo che racconta Storie di donne, attraverso ritratti, cnonaca, sport. Sono articoli di quotidiani messi in musica da musicisti di elevatura internazionale che danno spessore e forza dialogando continuamente con la voce che legge e nel farlo narra.\r\nAlla fine dello spettacolo si scopre che alcuni articoli non invecchiano mai. Per come sono scritti, certo. O forse perché parlano di un fatto e nel farlo lo superano, arrivando ad afferrare qualcosa di profondamente umano e, quindi universale.\r\nSenza tempo, appunto.\r\n\r\nPerchè questo spettacolo, perchè proprio adesso?\r\nPerchè era tanto che volevo lavorare con i musicisti in modo diverso, non come sottofondo musicale e perchè ritengo che la lettura è una ricerca che offre grandi opportunità interpretative all’attore che la fa e offre una grande possibilità al pubblico di immaginare attraverso un ascolto totale. Non c’è supporto scenografico, azione scenica, ma non per questo non c’è movimento anzi! La staticità è solo apparente. Il movimento è dato dal suono della voce e dalle note.\r\n\r\nCom’è strutturato?\r\nMusicisti in scena, un leggio rosso particolare, unico segno riconoscibile , e poi la mia voce narrante che non canta ma legge, cercando di tessere una partitura comune con la musica.\r\n\r\nCome avete scelto i vari interventi?\r\nVolevo raccontare attraverso i quotidiani, l’universo femminile che mi corrisponde. Donne raccontate anche da uomini, che combattono per affermare, in modo più o meno consapevole, la loro identità.\r\n\r\nParlate di una analisi illogica della carta stampata ce ne può essere una logica?\r\nForse si. Io ho scelto un’analisi illogica perchè accosto come in un collage parole che raccontano storie passate e attuali non solo italiane, ma avvenute in tutte le parti del mondo, importanti perchè per l’importanza che hanno o hanno avuto sono diventate universali.\r\n\r\nCome gli articoli di giornale diventano teatro?\r\nLa scrittura giornalistica mi ha sempre affascinato, sintesi, ritmo, immagini in teatro sono esplosive. Spero tra l’altro che qiuesto spettacolo possa aiutare chi si ferma ai titoli, spesso neanche scritti dall’autore come sai, per stimolare una lettura attenta e un avvicinamento all’informazione che non sempre è valida, deontologicamente ineccepible, scritta bene, ma che quando al contrario riesce nel suo intento di vera informazione, non edulcorata è davvero potente.\r\n\r\nQuale la storia che hai sentito più tua?\r\nSenza dubbio tutte. Devo dire che la Storia delle madri di piazza di Maggio mi commuove sempre. Per 30 anni , e dico 30 anni queste donne ha camminato in cerchio in una piazza, rischiando la loro vita, per “nominare la verità” come dice Tognonato nell’articolo che ho scelto, sui loro figli e mariti desaparesidos. Un atto d’amore è diventato un atto politico di forza mondiale. Non è straodinaria? Purtroppo le nuove generazioni non ne sanno nulla.\r\n\r\nE in TV?\r\nHo finito quest’anno la mi aesperienza in Distretto, 10 anni sono tantissimi ed è giusto che sia io che la serie, che continua si rinnovi. Ho un piccolo ma delizioso ruolo nel Commisario Manara che sta andando in onda prodotto dalla Dauphine Film Company. . Ho avuto la grande fortuna di lavorare con Margarethe Von Trotta in un film per la Rai che uscirà a breve credo prodotto dalla Ciao Ragazzi di Claudia Mori, che affronta la tematica della violenza sulle donne. E in uscita il film per il cinema di un regista giovane Roan Johnson prodotto dalla Palomar. Una sceneggiatura molto bella. Anche qua un piccolo ma bellissimo ruolo. Nel futuro, boh…. sono precaria come mezza Italia. Vediamo intanto oltre allo spettacolo sto girando il mio primo vero documentario sui Testimoni di Giustizia insieme ad un grande artista Riccardo Sottili, e prodotto in collaborazione con Drama firenze di Emanuela Mencacci da una neonata Casa Cinematografica “la Conchiglia di Santiago”. Ringrazio la regione Toscana e l’allora vice presidente federico Gelli, che un anno e mezzo fa mi ha permesso di intraprendere questo progetto. Ringrazio anche la Fondazione Caponnetto che lo ha patrocinato e la preziosissima e insostituibile collaborazione dell’Associane nazionale Antimafie Rita Atria molto legata a Libera di Don Ciotti.\r\n\r\nIntervista di: Elena Torre\r\n\r\nFoto di: Alberto Macaluso\r\n\r\n

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