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Due chiacchiere con… Stefano de Bernardin

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Regista, attore, personaggio poliedrico, simpatico, colto e affascinante incontriamo Stefano De Bernardin… seduti comodamente davanti ad una tazza di caffè e scaldati dal primo sole facciamo due chiacchiere… eccole…\r\n\r\nIl teatro è una scelta?\r\nIl mestiere dell’attore è una scelta. Coraggiosa al giorno d’oggi. Il teatro, facendo questo mestiere, diventa una necessità. Un’arte vivente che emoziona, dà emozioni e può dire ancora molte cose, sempre al giorno d’oggi.\r\n\r\nQuando hai capito che sarebbe stata la tua strada?\r\nProbabilmente da sempre. Recitavo alla scuola media, passavo pomeriggi a leggere a voce alta per me stesso e per gli amici. Non saprei esattamente, ma credo che scorre nel sangue. Sembra retorico e trito, ma è così, poi ovviamente bisogna studiare, prepararsi. L’arte è disciplina, lucida realizzazione ed espressione di sé attraverso un percorso di dedizione. Non c’è un’altra via, altrimenti non è arte è qualcos’altro.\r\n\r\nQuali i tre momenti determinanti della tua vita professionale.\r\nL’incontro con seri professionisti, maestri per me.\r\nLa scuola a Londra.\r\nQuando ho capito di non saper fare altro.\r\n\r\nHai dei punti di riferimento?\r\nMah, credo di sì. Ma sono concetti, stili di vita non so come spiegare: Raccontare storie, rappresentare emozioni attraverso i fatti, lo zen, un atteggiamento poetico di osservazione nei confronti della vita, unire la mia voce a quella dei grandi uomini e delle grandi donne che ci hanno preceduto.\r\n\r\nCos’è l’improvvisazione teatrale?\r\nOra è un genere teatrale, che ha preso piede per la sua freschezza e la sua novità. Attori che si cimentano con il “vuoto”, artisti sul palco senza supporti, allenati fino ad essere capaci di dar vita a situazioni teatrali molto complesse. Ma l’improvvisazione è sempre stata strumento fondamentale per l’arte dell’attore. Un mezzo che ha permesso di elaborare la creatività sulla scena fino a renderla una reazione automatica, un motore imprescindibile per “recitare”, fingere con verità.\r\n\r\nAttori si nasce o si diventa?\r\nSi diventa. Se si è nati con qualche germe nell’anima. Ma soprattutto si diventa. Essere attori è un percorso e non c’è propriamente una metà.\r\n\r\nOggi sei un regista meglio dirigere o essere diretti?\r\nDirigere se il progetto è tuo. Essere diretti, quando c’è una grande nome che lo fa. Peter Brook potrebbe fare di me qualunque cosa!\r\n\r\nCome ti approcci ad un nuovo lavoro?\r\nCon entusiamo che sfuma alternativamente in paura. Con dedizione quasi completa e di conseguenza stressandomi in modo inumano.\r\n\r\nCosa non deve mancare in uno spettacolo che vai a vedere e in uno che metti in scena?\r\nCapacità, cura dei dettagli, emozione in entrambi i casi.\r\n\r\nA cosa stai lavorando adesso?\r\nAdesso faccio “l’operaio del teatro”. Insegno, mi occupo da anni di pedagogia teatrale, recital, lavoro molto con la voce, e progetto nuove cose, mi preparo per alcuni provini e mi preoccupo di fare promozioni a quanto già fatto. Hai presente “Il Cuore in Bocca”?\r\n\r\nIntervista di: Elena Torre

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