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Due chiacchiere con… Maura Chiulli

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Leggere è conoscere, scrivere far conoscere. Ho letto il Libro di Maura Chiulli, maledetti froci & maledette lesbiche e ‘incontrarla’ per parlarne e approfondire temi nella speranza di suggerire delle riflessioni, mi è sembrata la cosa migliore. Ecco cosa ci siamo dette.\r\n\r\nIl tuo è un libro con un approccio autorevole, educato, forte con un titolo che è un pugno nello stomaco perchè scriverlo adesso?\r\nGrazie. Garbo, autenticità e autorevolezza sono state le grandi sfide che ho voluto affrontare in questo testo. Maledetti froci & Maledette lesbiche è un libro necessario. L’evidenza della cronaca ci mostra un’emergenza omofobia, che, evidentemente, le Istituzioni non riescono o non vogliono ancora cogliere. E’ grave che non esista ancora un reato di omofobia. Maledetti è un urlo rozzo di denuncia, un atto estremo di responsabilità, che spero svegli le nostre coscienze troppo spesso assonnate.\r\n\r\nCome hai scelto le testimonianze della seconda parte del libro?\r\nSono loro ad avermi scelta. Da anni collaboro come volontaria in Arcigay e ho dovuto ascoltare tante storie di omofobia, non da ultime quelle denunciate nella mia città, Rimini. Dopo mesi di letture e di interviste, lavorando a Maledetti sono arrivate le testimonianze. In certi casi sono state davvero loro a cercarmi, in altri, sono entrata in contatto con questi racconti insanguinati grazie al contributo degli autori che hanno collaborato al testo, come l’Avvocato Cathy La Torre. Uno dei contributi più intensi al libro credo sia stato fornito dallo psichiatra Dott. Marco Lazzarotto Muratori, che ci ha raccontato che la violenza non è solo negli atti feroci, ma anche nelle parole, talvolta affilate come coltelli. Ogni volta che leggo quest’ultima parte di Maledetti mi emoziono.\r\n\r\nIn cosa sei stata arrichita? Quanto hai dato quanto preso in questo ‘viaggio’ letterario?\r\nQuesto testo mi è costato parecchio, emotivamente intendo. Dopo i primi studi, mi sono fermata: avevo deciso di non proseguire, mi sentivo troppo scossa ed passionalmente fragile per affrontare tutto questo dolore ingiusto. Un giorno arriva l’ennesima denuncia nella posta di Arcigay Rimini e Maledetti diventa una necessità personale. Una rivendicazione di visibilità, di voce, di giustizia. e le pagine si sono tinte, una dopo l’altra. Le testimonianze mi hanno arricchita di consapevolezze e sensibilità, mi hanno consegnata ad una visione d’insieme che non possedevo. Mi hanno dato la forza e il coraggio per proseguire questo difficile viaggio Rivoluzionario.\r\n\r\nL’aumento del bullismo, della denigrazione, degli atti di violenza gratuita è reale? e poi è veramente così immotivata o sottende qualcosa?\r\nSono del 2010 i risultati della prima ricerca nazionale in tema di bullismo omofobico, svolta da Arcigay con il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali. Circa la metà degli studenti intervistati riporta di aver usato epiteti omofobi nei confronti di compagni che si pensano gay. Il 20% dei ragazzi ha commesso almeno un atto riconducibile al bullismo omofobico mentre il 4% dichiara di essere stato vittima di aggressione. Risultati inequivocabili, che ci introducono nel clima difficile, che si respira anche a scuola, un luogo non ancora sicuro per giovani gay e lesbiche. La violenza, le discriminazioni, le esclusioni sono frutto di un sistema non-culturale più ampio: è nostra responsabilità ripulire i messaggi mediatici, sociali e politici, che passano per avvinghiarsi alle menti pulite dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze.\r\n\r\nLa violenza è spesso dettata dalla paura, la paura dalla non conoscenza (non uso ignoranza perchè in Italia oggi ci sono troppi ignoranti che ignorano i termini di uso comune 🙂 ) come far conoscere una realtà omosessuale alternativa agli stereotipi imperanti?\r\nPaura e angoscia sono emozioni elementari dell’uomo. La storia individuale della paura mi interessa. Nel caso dell’omofobia, definita come una paura o un’avversione irrazionale nei confronti delle persone omosessuali, è chiaro che essa ha a che fare con delle resistenze culturali dell’individuo, che cerca di opporsi strenuamente alla realtà che cerca le sue evoluzioni necessarie. Abbandonare gli ormeggi non è semplice, anche in questo caso è responsabilità nostra (di chi ha già fatto i conti con se stesso) aiutare il cambiamento. Amarci alla luce del sole, consegnare fotografie delle nostre vite all’Altro, raccontarci mettendo in conto possibilità di conflitto, sono grandi sforzi necessari per costruire un’alternativa al pregiudizio.\r\n\r\nQuanta responsabilità hanno le associazioni e i gay stessi nella creazione di un’immagine che, diciamocelo, molto spesso è distante dalla realtà di coppie che vivono tranquillamente la propria omosessualità e che difficilmente scaturiscono reazioni violente negli altri?\r\nI più grandi risultati culturali raggiunti in tema di rispetto della dignità delle persone lgbt sono stati raggiunti grazie all’impegno del Movimento omosessuale nel nostro Paese, questo è un merito che dobbiamo riconoscere all’associazionismo. La decostruzione del pregiudizio, che nasce dalla cristallizzazione di uno stereotipo, è responsabilità di ciascuno di noi. Da donna lesbica, per esempio, confesso che per anni, il mio rifugio più comodo è stato quello della lesbica maschile e rude. In questo modo sapevo chi ero e avevo una facile collocazione. Ad un certo punto della mia vita ho compreso di essere molto di più di un semplice stereotipo ed ho sentito la necessità di indagarmi. Difficile, doloroso, il viaggio verso di me mi ha resa libera. E’ stato un atto di responsabilità verso me stessa, che ha avuto ripercussioni sull’immagine di me che ho restituito all’esterno. Se ciascuno si mettesse in contatto con la parte più autentica di sé…\r\n\r\nLa cultura potrebbe essere una cura all’ignoranza?\r\nLa cultura è l’unica arma che abbiamo a disposizione contro l’ignoranza. Il fatto è che dobbiamo costruirla, affilarla, renderla efficace e resistente allo “scontro”. Questa metafora violenta per giungere al concetto fondamentale: la cultura la facciamo noi, la fanno le nostre vite, i nostri comportamenti, figli delle nostre letture, dei nostri studi, delle nostre vite familiari..Di nuovo una responsabilità individuale, che genera un risultato collettivo.\r\n\r\nLibri, documentari, performance, conferenze, spettacoli teatrali salveranno dal pregiudizio?\r\nLa cultura e l’impegno ci salveranno.\r\n\r\nIntervista di: Elena Torre\r\n

\r\n\r\nFoto di: Valentina Urbinati

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