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Due chiacchiere con… Eva Robin’s

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Da qualche tempo in teatro con la versione scenica di Tutto su mia madre, il celebre film del 99’ di Pedro Almodovar, Eva Robin’s interpreta il ruolo di Agrado. L’abbiamo raggiunta per fare due chiacchiere. Ecco cosa ci siamo dette.\r\n\r\nQuanto il tuo Agrado teatrale si distacca da quello cinematografico di Almodovar?\r\nSi distacca completamente perché teatralmente bisogna accentuare un po’ di più il carattere, è sicuramente più greve, più gretto. Possiamo dire che il personaggio di Agrado vuole somigliare a Eva Robin’s ma non ce la fa ed è proprio su questa cosa ho lavorato. Ho insistito sul tono della voce che è più scuro, più forte e gli ho dato dei caratteri di verità che avevo incontrato nella mia vita, nel mio percorso, cose che avevo eliminato da me e che ho recuperato per ridarle al personaggio.\r\n\r\nUn gran lavoro allora\r\nUn lavoro stimolante però, che mi diverte molto perché si distacca da me, da quella che sono, dal mio garbo naturale. Un modo di fare qualcun altro al di fuori di me con caratteristiche simili, ma di un’altra estrazione come una donna a cui chiedono di fare un ruolo diverso da quello abituale.\r\n\r\nE che personaggio è venuto fuori?\r\nHo accentuato molte cose che naturalmente non ci sono, ho lavorato con il regista poi è cambiato ogni volta che lo si faceva, l’ho sentito crescere, mi sono resa conto che diventava buffo, comico, fantastico. Sicuramente è uno dei personaggi che mette più di buon umore, in mezzo alla drammaticità di cui è intriso il testo.\r\n\r\nIronia e pianto sono de facce della stessa medaglia presenti entrambe nello spettacolo?\r\nIl tessuto narrativo della storia è drammatico i miei interventi sono risolutivi per alleviare i toni così gravi e allora Agrado viene fuori di più rispetto a quello del film proprio per stemperare quei momenti di drammaturgia… ci sono morti, ci sono drammi, situazioni forti.\r\n\r\nIl film è del 99 oggi siamo nel 2011 il pubblico è cambiato come viene accolto lo spettacolo?\r\nDipende dalle piazze ci sono piazze che catturano anche il grano della drammaticità mischiata a questo umorismo che viene fuori, un umorismo anche un po’ cattivo se vogliamo, alcune platee invece rimangono pietrificate però alla fine riconoscono che dietro c’è un grande lavoro. Ci sono persone che si alzano e vanno via, ma è normale, non può piacere a tutti il linguaggio che usiamo, è molto contemporaneo, ci rifacciamo a quello che leggi sui muri delle strade urbane, meno violento certo delle immagini che si vedono in televisione, ma comunque un linguaggio che in teatro può apparire forte.\r\n\r\nQuale il messaggio che volete passare?\r\nIl messaggio che la famiglia comunque può esistere al di là del fatto genetico, che si possono costruire nuclei affettivi al di fuori della famiglia di base, e se c’è l’amore è possibile creare quel nucleo che serve.\r\nE con i diritti come avete fatto?\r\nLa signora Pozzi ha lavorato molto per avere i diritti da tre anni si ‘messaggiava’ con chi li aveva e poi alla fine ce l’ha fatta ed ha avuto l’approvazione al testo, ai tagli, a tutto. Ogni volta che il testo veniva cambiato era in contatto con gli autori a Londra che controllavano e approvavano. È stato necessario molto dialogo e molta contrattazione, hanno voluto verificare di persona se lo spettacolo era conforme perché ad una compagnia in Germania hanno tolto ai diritti. Il nostro spettacolo è molto umano.\r\n\r\nI tuoi compagni di viaggio?\r\nI miei compagni di viaggio sono meravigliosi, fantastici, Elisabetta Pozzi, Alvia Reale, Silvia Giulia Mendola, Giovanna Mangiù, Paola Di Meglio adoro essere coccolata nei ginecei di questo tipo, mi sento una donna privilegiata e anche gli unici due uomini che ci sono e Alberto Fasoli e Alberto Onofrietti sono molto rispettosi, non competitivi. Ognuno di noi ha un ruolo importante, siamo appagati per quello che facciamo e per cui siamo sereni, lavoriamo bene e ci vogliamo bene…\r\n\r\nIntervista di: Elena Torre\r\nFoto di: Max Majola e Carlo Ciraudo

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