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Due chiacchiere con… Lorenzo Beccati

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Incontriamo Lorenzo Beccati uno dgli autori più intriganti e coraggiosi del panorama narrativo attuale. Appena uscito il suo 74 nani russi, non manca di incuriosire lettori e addetti ai lavori. Noi ne abbiamo voluto sapere di più così lo abbiamo raggiunto e intervistato. Ecco cosa ci siamo detti.\r\n\r\nCome nasce la storia di 74 nani russi?\r\nNasce da una stampa russa datata 1712 dove è immortalata la festa nuziale del nano di corte alla presenza di Pietro il grande e di sua sorella. Direi che quasi tutti i miei romanzi traggono linfa e spunto da quadri o riproduzioni.\r\n\r\nPerché la Russia?\r\nUna volta scelta la storia da narrare, è d’obbligo anche la location. Io sono rigoroso nel rispettare gli eventi e i luoghi.\r\n\r\nQuanto il paesaggio è parte della narrazione?\r\nNei miei libri il paesaggio è sempre uno dei protagonisti principali. Mi piace descrivere i luoghi con estrema perizia, per far sì che il lettore sia avviluppato nell’ambiente. Sono puntiglioso nell’esporre anche luci, rumori e odori del paesaggio che attraverso nelle mie pagine.\r\n\r\nCrudeltà gratuita e volgare quella dello Zar e crudeltà sottile e premeditata della sorella, come nascono queste due figure?\r\nNon ho dovuto fare grandi sforzi d’immaginazione. Pietro era davvero come l’ho descritto nel libro. Le sue cattiverie e follie sono riportate in molti libri. Per Natal’ja invece ho lavorato di fantasia, rispettando le scarne notizie su di lei, ma piegando a volte il suo carattere alle mie bieche esigenze di scrittore.\r\n\r\nPerché mettere un piccolo uomo’ tra i nani? Cosa incarna?\r\nMi è sembrato interessante inserire una sorta di nano migliore degli altri, per creare una differenza nella differenza. Seppur compagni anche di sventura, i nani vedono nel piccolo uomo uno che vale più di loro. Un sentimento che credo non dovrebbe esserci tra uguali, ma che spesso è irrazionalmente presente.\r\n\r\nCome riesci a passare dall’ironia di Striscia alla violenza di 74 nani russi?\r\nCredo che il riso e il pianto non siano poi così distanti. Spesso, sulle prime, non riusciamo a distinguere se una persona stia ridendo o piangendo tanto si assomiglino i movimenti del corpo. Il grottesco ingloba in maniera perfetta ironia e violenza e nei miei libri ne faccio largo uso.\r\n\r\nFoto di: Alberto Macaluso

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