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due chiacchiere con… Oscar Montani

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Oscar Montani è uno tra gli scrittori gialli-noir più interessanti della scena contemporanea, ironico, sagace e capace di una scrittura pungente e sempre efficace lo incontriamo per fare due chiacchiere sul suo ultimo lavoro e per saperne di più sulla narrativa a lui cara.\r\n\r\n Tu hai personaggi seriali molto amati dai tuoi lettori. Come nascono?\r\n\r\nSvelerò il segreto di pulcinella dicendo che il personaggio seriale, per l’autore, è molto “economico”. Costa meno all’autore, che può investirci un poco alla volta. E’ come comprare un’auto col leasing. Al di là del paradosso. Il personaggio seriale consente di generare nel lettore (ma l’autore non ne è immune) meccanismi d’affezione, ma anche di trovarlo pronto: come con i fumetti. Devo dire che “per tutti” è particolarmente divertente seguire “la vita” del personaggio. I miei personaggi non sono icone come Topolino o Paperino, cambiano, crescono, perché amano, vincono, perdono … Tutto perfetto se non ci fossero i comprimari: Comodi, ma … Sarebbe una fatica inventarsene sempre di nuovi. Li riutilizzi, ma sono i più infidi, pericolosi e pieni di pretese. Sanno di nascere da una scelta pratica, sanno che senza di loro l’eroe principale sarebbe poco significativo (come l’Inter senza il Lecce e il Chievo); dopo un po’, presi coscienza e coraggio, cominciano a farsi avanti con la frase “ora toccherebbe a me!” Sapete come va a finire? Aihmé ormai mi hanno preso prigioniero: aiuto!!!\r\n\r\n Che rapporto hai con la cronaca? Ti influenza? Ti piace? Ti annoia?\r\n\r\nLa seguo e m’interessa molto, ma non mi influenza. La seguo per il mio interesse (deviazione professionale: studiavo e insegnavo l’abduzione dei manager) sui meccanismi dell’abduzione, su come questa agisce nella mente degli investigatori e anche (per reciprocità) nella mente del colpevole che, se non lo incalzi, prende contromisure: vedi i casi più famosi degli ultimi tempi (Garlasco, Perugia, Erba,…). Occorre studiare Maigret che è maestro d’interrogatorio.\r\n\r\nHai un blog molto seguito dove dialoghi molto con i lettori. Questo scambio aiuta?\r\n\r\nA dire la verità di blog ne ho due: una fatica boia, perché un blog è come una mucca, se non gli dai da mangiare tutti i giorni, niente latte! Due dicevo: di poesia su Rossovenexiano (scrivo limerick e composizioni d’atmosfera, che riciclo nei romanzi …) e Soft Boiled quello sul giallo. Parliamo di quest’ultimo. Sul blog faccio soprattutto sperimentazione. Cosa significa? Non ci pubblico romanzi, solo racconti (preferibilmente brevi, anzi corti), recensioni e (ora) un corso di scrittura per aspiranti giallisti. Lo scambio coi lettori mi è utilissimo perché la mia sperimentazione è soprattutto sull’uso delle parole. E’ anche importante per capire quando sta facendo un errore di stile o di storia. L’impatto immediato è però essenziale: nei corti suono e ritmo sono importantissimi.\r\n\r\nLa Versilia fa spesso da sfondo alle vicende narrate da dove nasce questo amore?\r\n\r\nChi non è stato in Versilia nelle mezze stagioni non può capire. Il lungomare (fino a Marina di Carrara) percorso in bici nel meriggio assolato di luce radente è un’esperienza che ti segna, ti entra nella testa fino all’amigdala. Se poi, a Viareggio, vai al ponte mobile ad ascoltare di nascosto i vecchi che discutono sulle panchine, be’ la giornata è impagabile. Basta una frase, una battuta ed ecco nasce una storia …\r\n\r\nDefiniresti le tue storie gialle thriller o noir?\r\n\r\nQui il discorso potrebbe diventare accademico e quindi pedante, persino uggioso. Un pericolo che avevo annusato fin dall’inizio (nel 2006) quando ho cominciato. La stessa domanda me la pose un bieco editore dallo sciatto capello lungo e arruffato. Gli risposi: “Le mie storie sono soft, soft boiled.” Ovviamente lui non capì. La sua faccia era spenta, la gamba ballettava nervosamente e gli uscì persino una ciabatta dal piede sinistro. Allora infierii: “Dài, come le uova alla coque!”. Non aveva capito un tubo lo stesso: infatti mi pubblicò subito dopo. Torniamo seri: io lavoro sui personaggi, sui loro dialoghi in un contesto di provincia agiata. Luoghi dove noir o hard boiled non avrebbero senso. Forse il thriller, ma non è nelle mie corde. Le mie storie cercano di essere divertenti, poco trucide, con nessun compiacimento per i particolari macabri… questa la mia intenzione, ma i lettori a volte ci mettono del suo (lo si sa) e allora sento: “bello il tuo noir”! Signore, perdona loro perché non sanno quello che dicono!\r\n\r\nQuale secondo te il motivo per l’esplosione di tutti questi romanzi di genere?\r\n\r\nLe mosche si fiondano sul miele. Il mercato del genere “giallo” cuba ancora il 50% di fatturato. E’ vero che ci sono gli stranieri (Larsson ad esempio: ha fatto banco vince!), ma è di notevole attrattività. I lettori sono purtroppo disposti a digerire tutto e non selezionano molto, ma va bene così.\r\n\r\nTu scrivi molti racconti genere che in Italia ha ancora una porzione di mercato ristretta come mai?\r\n\r\nLe mie raccolte sono di fatto dei romanzi. Sequenzialità temporale, arco solare ristretto, persistenza dei personaggi, luogo geograficamente contenuto. A dire la verità leggo poco i racconti, che i vari autori tendono a mantenere su durate poco praticabili. Dieci, quindici pagine è una lunghezza orribile. Io scrivo di una pagina o di 30 meglio 40. Sono due cose diverse e pongono, all’autore, sfide differenti. Nel corto si gioca sul ritmo dei periodi, brevi, e delle parole. Nelle 40 pagine si riesce a tracciare una trama, rapida ma trama. Un giallo senza trama è come un albero di natale senza albero: palle alla rinfusa.\r\n\r\nCome nasce il tuo ultimo libro?\r\n\r\nIl concetto di “ultimo” si può riferire a due cose. L’ultimo terminato e l’ultimo pubblicato. Parlerò dell’ultimo terminato. Nova tempora è il seguiti di Mala tempora, giallo rinascimentale pubblicato nel 2008. E’ una risposta a una mia esigenza ed alle richieste del lettori, soprattutto locali. Personalmente sentivo il bisogno di far confrontare Bertuccio, è un mastro ferraio, un fabbro, con le nuove tecnologie delle armi da fuoco. A Montevarchi (dov’è ambientato Mala tempora) era diventato difficile fare una passeggiata in paese senza che qualcuno non ti chiedesse come stava o dov’era Bertuccio. Per cui, un po’ per divertimento, un po’ per senso d’appartenenza alla comunità, è nato Nova tempora.\r\n\r\nA cosa stai lavorando adesso?\r\n\r\nDa un paio di mesi ho messo in cantiere un giallo ambientato nel 1924. Un anno di transizione che consolidò la presa di potere di Mussolini. Siamo nel contado fiorentino ed a Firenze dove non si è ancora dimenticata l’uccisione di Spartaco Lavagnini. Di certo il delitto Matteotti lo ha richiamato alla memoria. Il fascismo sta prendendo il potere, ma la vita del protagonista (narratore), un medico condotto che fa anche servizio in un ospedale a Firenze, oscilla tra la città e il paese scorre lieve e distratta tra amanti, giochi con gli amici e spettacoli al cinematografo, la sua passione. Sono all’inizio e, come dicevo prima, ogni tanto mi blocco perché devo saperne di più su qualcosa. Ad esempio, ora, sulle trasmissioni alla radio, e quindi sui modelli di apparecchi radio, ma anche su chi poteva permetterseli, quanto costavano…

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