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due chiacchiere con Fabio Milella

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Cosa ti aspetti da un’esperienza come il MOA e cosa ne pensi di questa manifestazione?\r\nPartecipare al Moa sarà sicuramente una bella esperienza di confronto e crescita. Le manifestazioni come il Moa servono a divertirsi e divertire.\r\n\r\nQuando hai capito che la musica avrebbe fatto parte della tua vita?\r\nQuando ero piccolo, forse ancora prima di impara a parlare, strappavo il microfono di mio padre, perché volevo cantare a tutti i costi. Evidentemente già all’ora avevo le idee molto chiare.\r\n\r\nQuanto il tuo essere giornalista influisce nel tuo modo di comporre?\r\nCredo che non influsica per nulla. L’importante sono i contenuti. Conoscevo una persona che aveva la terza elementare e scriveva le poesie più belle che abbia mai letto.\r\n\r\nCosa provi quando ti esibisci dal vivo?\r\nEsibirsi dal vivo è come una droga, quando lo fai la prima volta non puoi farne più a meno. Ti nutri dell’energia del pubblico e la trasmetti a loro in una catena che vorresti non finisse mai. E’ una delle sensazioni più forti che abbia mai provato in vita mia.\r\n\r\nPerchè nel tuo repertorio compaiono tanti brani degli anni 60 cosa ha la musica di quegli anni?\r\nLa musica degli anni ’60 ha una particolarità: è semplice e immediata. Con melodie e giri di accordi facili facili, a quel tempo ci si divertiva da matti, ci si divertiva con poco e ci si divertiva davvero.\r\n\r\nChe musica ascolti?\r\nRita Pavone tutta la vita.

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