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Due chiacchiere con Francesco Buzzurro

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Che emozioni pensi di ricevere quando salirai sul palco del MOA, cosa ti aspetti?\r\nL’emozione è la parte più bella del mio mestiere…Ritengo che il MOA sia una manifestazione di alto profilo culturale poichè da a molti artisti, di differente estrazione, la possibilità concreta di veicolare musica alternativa ai clichè anglosassoni ai quali una televisione tristemente disattenta vuole farci abituare. Quindi il mio plauso va ad artisti come Davide Van De Sfroos che hanno il coraggio di proporre un progetto fresco e vitale oltre che decisamente contro corrente.\r\n\r\nIl tuo incontro con la musica è stato precocissimo ce lo racconti?\r\nMio padre mi regalò a sei anni una piccola chitarra che conservo ancora gelosamente. Potrei dire che la scelta di fare il musicista è stata assolutamente naturale…come respirare.\r\n\r\nSe tu dovessi segnare i cinque passi più importanti che hai fatto quali sarebbero?\r\nHo incontrato i giusti insegnanti ed ho avuto il coraggio di buttarmi sul palco sin da piccolo. Non ho mai pensato che avrei fatto altro nella vita e nonostante questo oltre a diplomarmi a Conservatorio mi sono laureato in lingue. Altri due passi importanti sono stati la decisione di seguire una strada chitarristica alternativa alla classica e al jazz trovando una mia personale cifra stilistica ed infine, considero importante l’inizio di una serie di incisioni discografiche a mio nome nel 1998.\r\n\r\nHai fatto collaborazioni molto importanti cosa hai lasciato quanto preso?\r\nHo dato sempre il meglio di me, in ogni frangente, sia da solista che da sideman e naturalmente ho sempre imparato molto da tutti i musicisti con i quali ho condiviso il palcoscenico, credo inoltre che nella vita e nell’arte non si finisca mai d’imparare.\r\n\r\nScrivere per immagini precise (colonne sonore) è un limite o una possibilità?\r\nCertamente si tratta di una grande opportunità. Amo molto il cinema e il teatro ed è assolutamente entusiasmante comporre per dare il giusto sostegno alle immagini ed alla recitazione non dimenticando, ovviamente, che non bisogna mai snaturare il proprio stile.\r\n\r\nIn Italia c’è cultura musicale? Come potremmo educare all’ascolto?\r\nLa cultura musicale non è allo stesso livello di molti altri paesi europei e di oltre oceano poiché in primis dovrebbe essere la scuola a dare una solida formazione di base, e poi i media soprattutto dovrebbero contribuire al miglioramento del gusto e ad una sana educazione culturale che stimoli nei giovani la curiosità, abituandoli al fatto che oltre ai contenitori televisivi modello X Factor e Amici c’è in giro tantissima arte meravigliosa. Basta solo cercarla!

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